La fede, oltre la virgola

A cura di Fabio Ruggiano 

Nella puntata dell’11 marzo scorso di Piazzapulita, il talk show in onda su La7, l’argomento trattato dagli ospiti era l’inizio del conclave e tutte le questioni che ruotano intorno alla Chiesa.

Uno dei titoli apparsi in alto sullo schermo come commento alla discussione in corso era: “La fede, oltre gli scandali”. Si tratta di un ottimo esempio giornalistico reale di uso della virgola testuale, cioè della virgola che separa due segmenti informativi. Chiariamo meglio: quando inseriamo una virgola tra due membri di un elenco, sfruttiamo la capacità di questo segno di separare piccoli pezzi di una frase. Chiamiamo questa capacità sintattica. Quando, invece, inseriamo la virgola tra due unità informative, usiamo la funzione testuale del segno, che ci apre tutta una serie di possibilità espressive anche molto sofisticate.

Nell’esempio preso qui ad esame, si noterà che non c’è alcuna ragione sintattica per spezzare la frase nominale in due parti. C’è, al contrario una possibilità espressiva: separare due unità informative. Così facendo si isolano due nuclei che acquisiscono forza  pragmatica autonoma al loro interno, pur rimanendo strettamente legati nello stesso periodo (diversamente da quanto sarebbe successo se al posto della virgola ci fosse stato un punto anomalo. La versione della frase senza virgola, “La fede oltre gli scandali” porrebbe il primo segmento, la fede, come dato e il secondo, oltre gli scandali, come nuovo. In tal modo, il primo segmento sarebbe inteso come meno rilevante del secondo, perché servirebbe solamente a introdurlo, e tutto il peso informativo della frase, la sua ragion d’essere, ricadrebbe sul secondo. Separando i due segmenti con la virgola, invece, tanto la fede quanto oltre gli scandali vengono intesi come nuovi, costringendo il lettore ad uno sforzo di decodificazione doppio, in sequenza.

Potremmo parafrasare il titolo così: ‘Stiamo parlando della fede e delle questioni che ruotano intorno a questo argomento, e lo facciamo senza dimenticare gli scandali di cui tutti noi abbiamo sentito parlare, ma allo stesso tempo senza fermarci solamente a questo tema’. Si noti che la virgola sottolineata nella parafrasi ha funzione testuale: separa due segmenti informativi della frase. Il divieto di inserire la virgola prima della congiunzione e, tanto caro alle maestre, deve essere contestualizzato: se ha ragion d’essere quando la virgola è sintattica (“Ho comprato le mele, e le pere”), non si applica con la virgola testuale, che è, invece, un’utile risorsa espressiva.

La virgola testuale è largamente usata nei titoli giornalistici, specie on-line, perché permette di risparmiare parole, quindi spazio. Vediamo solo un esempio, da repubblica.it: Conclave, via agli scrutini (tanto per rimanere in tema). Il senso è chiaro: ‘A proposito del conclave sappiate che sono iniziati gli scrutini’. La frase senza virgola sarebbe chiaramente inaccettabile, mentre così costruita permette di isolare da una parte il tema, caricandolo di forza informativa, dall’altra il rema, con tutto il suo rilievo di elemento nuovo.

 

La polifunzionalità del participio

a cura di Fabio Rossi



Profittiamo dell’editoriale di Gustavo Zagrebelsky, pubblicato sulla “Repubblica” del 5 aprile 2013 per riflettere sugli usi del participio in italiano. Già nel titolo, «La nostra Repubblica fondata sulla cultura», compare un participio passato in una frase nominale. È spesso difficile, in assenza dell’ausiliare, stabilire se un participio ha valore verbale o nominale (come sostantivo o, più frequentemente, come aggettivo), dal momento che la specificità di questo modo è proprio quella di combinare (come suggerisce già l’etimo latino particeps, ‘partecipe’, per l’appunto, della natura di nome e di verbo) elementi verbali (modo e tempo) e nominali (flessione per genere e numero). Difficoltà tanto più evidente proprio nelle frasi nominali come quella del titolo appena citato (ma si vedano anche, nell’articolo: «ecco formata una società»; «se lasciati liberi di operare»; «una volta stabilita una regolazione contrattuale degli interessi in campo»; «secondo quanto già detto»; «commissionata da Giulio II e Paolo III»; «la loro non è arte perché volutacomandata, perfino imposta da altri, che non l’artista?»), in cui il participio è spesso coinvolto, proprio per la sua carica di implicitezza e di sintesi.

Vi sono, naturalmente, degli indizi che consentono di distinguere tra forme come quelle appena citate (formatalasciati ecc.) e forme indubbiamente nominali quali astratti («è un insieme di rapporti astratti di persone»), sconosciuti («perfetti sconosciuti»), presupposti («a causa dei suoi presupposti costituzionali»), aggregati («grandi aggregati di esseri umani »), assunti («obblighi assunti»), mutato («interesse mutato») ecc. Le prime, infatti, reggono complementi («fondatasulla cultura») o altre frasi («quando sono numerosi coloro che non si conoscono reciprocamente [...], ecco formata una società»), oppure sono rette da frasi («persone che si riconoscono come facenti parte d’una medesima cerchia umana»; «se lasciati liberi di operare fuori di un contesto societario, mettono in moto forze egoistiche produttive di effetti distruttivi della con-vivenza»), mentre le seconde forme no. Anche se questo non può certo essere un motivo sufficiente per attribuire valore inequivocabilmente verbale a una forma: come si spiegherebbero, altrimenti, costrutti, chiaramente nominali (in quanto basati su aggettivi), quali «buono a nulla», «buono per fare l’aceto», «verde dall’invidia», «cattivo da fare schifo», «cattivo che sei!» ecc.? Vi sono addirittura costrutti del tutto simili, espressi l’uno con un aggettivo, l’altro con un participio, nei quali la distinzione tra verbale (il secondo) e non verbale (il primo) appare del tutto artificiosa. Ne abbiamo un esempio anche nel nostro articolo: «non è arte la poesia di Virgilio, perché celebrativa della Roma di Cesare Augusto? E non è arte quella di Michelangelo, commissionata da Giulio II e Paolo III?».

Il consiglio che vorremmo dare agli utenti (ovvero, in questo caso, soprattutto ai docenti e agli studiosi di grammatica) è quello di non pretendere, pertanto, di stabilire sempre univocamente il valore verbale o non verbale delle forme nominali del verbo (ovvero i tre modi indefiniti infinito, gerundio e participio), l’utilità delle quali, nella lingua, risiede proprio nel loro grado di implicitezza e di polifunzionalità.

Come s’è visto in alcuni esempi, la tendenza del participio è proprio quella di perdere la natura verbale e di stabilizzarsi come aggettivo o come sostantivo. A volte, il processo è avvenuto prima in latino e, da lì, il nuovo aggettivo o sostantivo sono giunti in italiano perdendo almeno in parte la propria trasparenza etimologica. È il caso, tra i tanti, di concreto (part. pass. del verbo lat. concrescere ‘coagularsi’: «la società non è la mera somma di molti rapporti bilaterali concreti»); perfetto (dal lat. perficere ‘compiere’: «perfetti sconosciuti»; sebbene perficere sia attestato anche nell’italiano antico e l’uso verbale di perfetto fosse allora, non più oggi, possibile: se li ’ntelletti / che muovon queste stelle non son manchi, / e manco il primo che non li ha perfetti (Dante), in dieci giorni e in manco fu perfetta / l’opra del ponticel che passa il fiume (Ariosto), come si legge in GRADIT, s.v. perficere); contesto (dal lat. contexere ‘intrecciare’: «contesto societario»); moto (dal lat. movere ‘muovere’); effetto (dal lat. efficere ‘produrre’); patto (dal lat. pacisci ‘fare un accordo’); contratto (dal lat. contrahere ‘contrarre’); proposito (dal lat. proponere ‘proporre’) e mille altri casi.

Tale tendenza alla nominalizzazione si ha anche nel participio presente (basti pensare a studente, dal lat. studerenatante, dal lat. natare ‘nuotare’, amantenon udentinon vedenti ecc.), il cui valore verbale, oggi, è ancora più raro rispetto a quello del participio passato. Raro, ma non impossibile, come si può leggere nel nostro articolo: «persone che si riconoscono come facenti parte d’una medesima cerchia umana» (‘come se facessero parte’...). Participi presenti con valore del tutto nominale nel nostro articolo sono: componente e committente («ma non è arte per la componente priva di libertà, esecutiva del volere del committente»; «componente scientifica»); consulente («il nostro mondo è sempre più ricco di consiglieri e consulenti e sempre meno d’intellettuali»); determinante («un fattore determinante nella qualità di tutte le relazioni sociali»; «più determinante della stessa azione politica»).

Polifunzionale il participio è anche, e soprattutto, per quanto riguarda il valore semantico associato alle subordinate participiali, che, stando per esempio al nostro solito articolo, possono assumere almeno i valori comparativo-ipotetico-causale («come facenti parte d’una medesima cerchia umana»); ipotetico («se lasciati liberi di operare»); temporale («una volta stabilita una regolazione contrattuale degli interessi in campo»); relativo («secondo quanto già detto»); relativo con sfumatura causale («commissionata da Giulio II e Paolo III»); causale («la loro non è arte perché volutacomandata, perfino imposta da altri, che non l’artista?»).

È proprio per questa elasticità semantica (già del greco e del latino) che il participio, così come il gerundio, è frequentissimo in ogni tipo di comunicazione e in ogni registro (comunque più nello scritto che nel parlato) e che, come per gli altri modi indefiniti, le tradizionali etichette logico-semantiche assegnate alle subordinate implicite sono meno utili rispetto alle omologhe etichette adottate per le esplicite.

Ai fini analitici e didattici, potrebbe infatti essere ragionevole, per le subordinate implicite, rinunciare a definizioni quali causaletemporaleipotetica ecc., per limitarsi a classificazioni meno impressionistiche, più descrittive e soprattutto univoche quali subordinata infinitivaparticipiale o gerundiva. Sempre che non si opti, come pure possibile, per la possibilità di non annoverare tra gli usi verbali nessun participio presente o passato, rinunciando, dunque, all’etichetta di subordinazione per i casi di subordinata nominale, ovvero senza un verbo di forma definita chiaramente espresso o inequivocabilmente ellittico.

Chiudiamo sempre in chiave didattica. Un utile esercizio da somministrare agli studenti di scuola media (inferiore e superiore), sempre sulla base dell’editoriale di Zagrebelsky, potrebbe essere quello di richiedere la sostituzione di tutti i participi dal valore verbale con forme definite del verbo, ovvero la trasformazione delle subordinate participiali in subordinate esplicite. L’esercizio serve proprio a far familiarizzare gli studenti con la polifunzionalità del participio.

L’articolo commentato in questo focus si presta peraltro anche a numerosi altri esercizi linguistici e spunti di discussione. Ne suggeriamo qui soltanto tre.

1. «Innanzitutto, dicendosi che l’arte e la scienza sono libere e che libero ne è l’insegnamento si dà una definizione»: che tipo di gerundio è dicendosi? È un gerundio (temporale) dal soggetto non chiaramente identificabile, visto che ha valore impersonale, come impersonale è la proposizione che lo regge («quando si dice [...] si dà una definizione»). Solitamente (anche se non è questo il caso) tale tipo di gerundio è equivoco, in quanto non lascia comprendere chiaramente quale sia il soggetto; per questo motivo se ne sconsiglia l’uso.

2. «Il verbo “essere” che troviamo nella norma costituzionale assume il significato non d’una definizione, ma d’una prescrizione: “la cultura deve essere libera”»: come si chiama l’uso del verbo essere, qui citato dall’articolo 33 della Costituzione («L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento»)? È l’uso deontico, che consiste nel codificare un dovere, valore tipico, insieme con quello tetico, della Costituzione e di altri testi regolativi.

3. «Sai quanto tempo ho impiegato a essere pensato e scritto?»: che valore pragmatico ha il costrutto passivo, in questo caso? Trasformare il periodo in forma attiva. In che modo cambierebbe il senso del discorso se si trasformasse il periodo in forma attiva («sai quanto tempo hanno impiegato [oppure: ha impiegato l’autore] a pensarmi e scrivermi?»)? Nel periodo in forma attiva al soggetto (libro) è attribuita un’importanza molto più forte (e un ruolo molto più attivo) rispetto al costrutto attivo, nel quale, invece, il libro diventa oggetto e l’autore diventa soggetto.

Non possiamo più trascurare le montagne

Commento all’articolo apparso su 
“la Repubblica” online dell’11 dicembre 2012 
 

A cura di Fabio Rossi 

L’editoriale di Eduardo Rojas-Briales, Non possiamo più trascurare le montagne, apparso su repubblica.it l’11/12/2012, ben si presta ad una serie di considerazioni ed esercizi, anche sulla base degli spunti forniti dal professor Serianni nella sua intervista. Luca Serianni considera infatti quello dei giornali un buon esempio di lingua scritta d’uso medio, decisamente più utile, didatticamente, dell’italiano letterario, proprio perché vincolato ad esigenze comunicative e argomentative piuttosto che sperimentali ed estetiche, e quindi, di norma, più ricco di costrutti, forme e stilemi necessari alla comunicazione quotidiana. La scuola – sostiene Serianni – dovrebbe mettere tutti gli studenti in grado di comprendere a fondo (e quindi anche di riformulare e riassumere) un editoriale. Senza questo punto di partenza, ogni studio di testi letterari e ogni pratica di scrittura creativa risulteranno inevitabilmente lacunosi.

Quello da noi scelto è un tipico testo argomentativo, suddiviso in premessa (di che si sta parlando? Della Giornata Internazionale della Montagna): da «Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Montagna» a «cambiamenti climatici»; ipotesi e argomenti (si descrivono i danni ambientali, se ne ipotizzano le conseguenze nefaste se non si pone rimedio e si suggeriscono interventi): da «Le montagne... sono tra gli habitat più minacciati» fino a «Come possiamo cambiare quello che sembra un destino ineluttabile per le montagne?», ipotesi sotto forma di domanda; tesi (ciò che occorre fare per salvaguardare le montagne e dunque la vita dell’intero pianeta): da «Probabilmente non molto» fino alla fine dell’articolo. Tipici connettivi argomentativi sono la congiunzione concessiva nonostante («Nonostante le comunità montane siano quelle che a livello globale meno contribuiscono alle emissioni di gas serra, sono paradossalmente tra quelle che più risentono degli effetti negativi del cambiamento climatico con lo scioglimento dei ghiacciai e l’arretramento del permafrost, mentre inondazioni, frane e valanghe diventano sempre più frequenti»), le congiunzioni causali (perché, poiché, dal momento che ecc.) e la congiunzione esplicativa infatti («L’industria turistica, infatti, è spesso nelle mani di compagnie esterne e poco rimane in termini economici alle comunità locali»). Anche la paratassi maschera talora rapporti logici di tipo concessivo: in «Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Montagna, ma a dieci anni da quando è stata istituita dalle Nazioni Unite, le montagne e le loro comunità sono ancora sistematicamente trascurate a livello globale», la coordinata avversativa introdotta da ma indica in realtà una contrapposizione molto più forte, che potrebbe essere espressa da una concessiva: «anche se (o benché, o sebbene, o nonostante che) da dieci anni si celebra... le montagne e le loro comunità sono ancora sistematicamente trascurate...».

L’articolo mostra anche inserti di sintassi nominale, normali nei linguaggi scientifici e nello stile giornalistico: «deforestazione, sfruttamento indiscriminato del territorio, alti tassi di emigrazione, attività minerarie e turismo spesso mal gestiti e dannosi per l’ecosistema».

Riprendendo uno spunto dell’intervista a Luca Serianni, partiamo dall’articolo qui commentato per esemplificare alcuni possibili esercizi di cloze (ovvero basati sull’omissione di alcune parole che lo studente dovrà ripristinare) sul lessico e sui connettivi. Particolarmente utile, nel nostro testo, potrebbe essere l’omissione dei connettivi nonostante e infatti:

................... le comunità montane siano quelle che a livello globale meno contribuiscono alle emissioni di gas serra, sono paradossalmente tra quelle che più risentono degli effetti negativi del cambiamento climatico con lo scioglimento dei ghiacciai e l’arretramento del permafrost, mentre inondazioni, frane e valanghe diventano sempre più frequenti.

Con il turismo contribuiscono all’economia globale in modo rilevante essendo meta di oltre 200 milioni di visitatori l’anno. Ma anche in questo settore i problemi non mancano. L’industria turistica, .................., è spesso nelle mani di compagnie esterne e poco rimane in termini economici alle comunità locali.

Simili esercizi servono ad abituare gli studenti (di scuola secondaria superiore, ma anche di primo anno universitario) a produrre testi coerenti e coesi. La scelta di un articolo divulgativo e sintatticamente agile (come quello qui proposto), con passaggi argomentativi chiari e sintetici, esemplifica infatti l’uso corretto dei connettivi e dei vari tipi di subordinata.

Mettendo ancora a frutto un’osservazione di Luca Serianni, utilizziamo il nostro articolo anche per suggerire esercizi di sostituzione lessicale. Eliminiamo alcuni tecnicismi (habitat, deforestazione, ecosistema, permafrost, biodiversità, ecoturismo), sostituendoli con la loro definizione (o con dei sinonimi d’uso più comune), e invitiamo gli studenti a ripristinare la forma originaria, vale a dire i tecnicismi sopra elencati (le definizioni seguenti, in neretto, sono tratte dal gradit):

Le montagne, che coprono un quarto della superficie terrestre e ospitano il 12% della popolazione mondiale, sono tra gli [ambienti di vita propri di una specie animale o vegetale] più minacciati: [disboscamento], sfruttamento indiscriminato del territorio, alti tassi di emigrazione, attività minerarie e turismo spesso mal gestiti e dannosi per l’[insieme degli animali e dei vegetali di un’area e l’ambiente fisico-chimico che li circonda]
Nonostante le comunità montane siano quelle che a livello globale meno contribuiscono alle emissioni di gas serra, sono paradossalmente tra quelle che più risentono degli effetti negativi del cambiamento climatico con lo scioglimento dei ghiacciai e l’arretramento del [suolo o deposito superficiale tipico delle regioni a clima freddo, permanentemente gelato in profondità, di cui solo il livello superficiale può subire il disgelo durante il breve periodo estivo], mentre inondazioni, frane e valanghe diventano sempre più frequenti. [...]

Le montagne ospitano circa un quarto della [coesistenza in un medesimo ecosistema di differenti specie vegetali e animali, tale da assicurare un equilibrio dinamico nel tempo attraverso una fitta rete di relazioni interne] del pianeta, e sono spesso ricche di flora e fauna che non si trova altrove. [...]

Occorre fornire alle popolazioni montane il sostegno e i mezzi finanziari di cui hanno bisogno per passare dalla semplice vendita di materie prime come caffè, miele, cacao a beni con valor aggiunto da destinare a un mercato più ampio, e di gestire in prima persona lo sviluppo di forme di [turismo che si svolge in ambienti di particolare interesse naturalistico ed ecologico e che ne rispetta gli equilibri e i dettami ambientali] e agriturismo nelle aree montane.

Tale attività può valere anche per il riconoscimento delle polirematiche e delle collocazioni: cambiamento climatico, gas serra, risorse idriche, economie locali, future generazioni, mezzi finanziari, materie prime, paesi in via di sviluppo, risorse naturali, condizioni di vita ecc. In quest’ultimo caso, si potrebbe per esempio eliminare uno soltanto dei termini dell’espressione, richiedendo agli studenti di ripristinarlo, sulla base del contesto dell’intero brano: ... climatico, gas ..., .... idriche, economie ... ecc. L’esercizio di sostituzione di termini, atto ad arricchire le competenze lessicali degli scriventi inesperti, è utile non soltanto per l’assimilazione dei tecnicismi, ma anche per termini comuni, sebbene d’uso leggermente più formale rispetto al vocabolario di base. Nell’articolo in questione possono essere omessi, o sostituiti con la loro definizione o con sinonimi, per esempio, almeno i seguenti termini: istituita, indiscriminato, idrico, demografico, estinzione, ineluttabile, degrado, mitigare:

Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Montagna, ma a dieci anni da quando è stata [iniziata, introdotta, inaugurata] dalle Nazioni Unite, le montagne e le loro comunità sono ancora sistematicamente trascurate a livello globale.

Le montagne, che coprono un quarto della superficie terrestre e ospitano il 12% della popolazione mondiale, sono tra gli habitat più minacciati: deforestazione, sfruttamento [privo di discernimento, senza distinzioni di sorta] del territorio, alti tassi di emigrazione, attività minerarie e turismo spesso mal gestiti e dannosi per l’ecosistema.

Le montagne sono i più grandi serbatoi [d’acqua] e riforniscono d’acqua l’intero pianeta. 

La crescita [della popolazione] ha aggiunto un’ulteriore pressione, mentre la popolazione mondiale nel corso dell’ultimo secolo si è più che triplicata, la domanda di acqua è aumentata di ben sei volte.

In quanto magazzini genetici, gli ecosistemi montani devono essere preservati per le generazioni future – ma con il riscaldamento delle temperature globali specie rare e fragili, e quelle che si sono adattate al freddo, sono a rischio [di scomparsa].

Come possiamo cambiare quello che sembra un destino [che non può essere contrastato, inevitabile] per le montagne?

Per sostenere queste comunità – specialmente nei paesi in via di sviluppo – la cooperazione internazionale è decisiva. Molte catene montuose si estendono lungo diversi paesi e di certo l’impatto del cambiamento climatico, del [deterioramento, decadimento] ambientale, dei conflitti sulle risorse naturali travalica i confini nazionali.

Ma c’è anche qualche buona notizia. Nel Massiccio del Fouta Djalon, in Africa occidentale, otto paesi stanno lavorando insieme con il sostegno delle agenzie delle Nazioni Unite per preservare le risorse naturali, [ridurre o ricondurre entro limiti meno gravosi, meno violenti, più tollerabili le conseguenze di una situazione grave e difficile] le cause e gli effetti negativi del degrado del territorio e migliorare le condizioni di vita delle comunità locali.

Anche in questo caso, gli studenti dovranno sostituire l’espressione in neretto, tra parentesi quadre, con i termini originariamente presenti nel testo di partenza (sopra elencati).

Abbastanza utile, sebbene meno dei precedenti, può essere anche l’esercizio opposto, ovvero quello di chiedere agli studenti di sostituire un termine presente nel testo con un suo sinonimo o con un’espressione equivalente. Per esempio, sostituire estinzione con scomparsa.

Ma gli articoli dei quotidiani non si prestano soltanto ad esercizi d’ambito logico (sul modo di condurre l’argomentazione e di ottenere la coerenza e la coesione) o lessicale. Numerosi possono essere anche gli esercizi sulla morfologia verbale, sui pronomi, sulla catena anaforica, sulla punteggiatura (il nostro articolo, per esempio, presenta più d’un caso non scontato nell’uso della virgola e del punto fermo) o sulla sintassi, dall’analisi del periodo, alla riformulazione di frasi, all’individuazione di collegamenti poco felici, com’è il caso seguente (in neretto): «Occorre fornire alle popolazioni montane il sostegno e i mezzi finanziari di cui hanno bisogno per passare dalla semplice vendita di materie prime come caffè, miele, cacao a beni con valor aggiunto da destinare a un mercato più ampio, e di gestire in prima persona lo sviluppo di forme di ecoturismo e agriturismo nelle aree montane». Da che dipende la subordinata «di gestire» ecc.? Se fosse dipendente da «di cui hanno bisogno» e dunque coordinata a «per passare», il connettivo sarebbe dovuto essere per e non di. Anche se dipendesse da «fornire... il sostegno», il connettivo sarebbe dovuto essere per. Probabilmente si tratta di una semplice svista del traduttore (visto che, con ogni probabilità, l’articolo è stato tradotto dall’inglese).

Sempre frutto della frettolosa traduzione sembra l’errore di accordo verbale in «Il Mountain Day 2 ha sottolineato come le comunità montane debbano essere protagoniste della politica che le riguardano», laddove il verbo riguardare deve essere naturalmente accordato al singolare del soggetto politica, e non al plurale dell’oggetto le (cioè le comunità montane).

Discutibile è anche la concordanza con il solo ultimo termine in «Le montagne ospitano circa un quarto della biodiversità del pianeta, e sono spesso ricche di flora e fauna che non si trova altrove», laddove, dal senso, è evidente che il verbo avrebbe dovuto riferirsi sia a flora sia a fauna («che non si trovano altrove»).

Anche l’individuazione (e la correzione) di errori siffatti ha un’indubbia utilità didattica.

Si osservi come tutti i tipi di esercizi qui presentati facciano parte del bagaglio comune della didattica delle lingue straniere (incluso l’italiano come L2, ovvero lingua seconda), sebbene di rado vengano utilizzati per l’insegnamento della lingua italiana agli italiani, forse perché ritenuti di livello troppo elementare per i madrelingua. Recenti sondaggi sull’impoverimento lessicale delle nuove generazioni invitano a rivedere la programmazione didattica a tutti i livelli e ad accostarsi con rinnovato interesse anche alla didattica dell’italiano per stranieri.

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Sintassi nominale

Insieme di strutture linguistiche costruite senza fare uso di verbi di modo finito. Più usuale nella lingua scritta che in quella parlata, consente di condensare l’informazione, espandendo un nucleo proposizionale mediante l’aggiunta di  sintagmi, laddove invece la sintassi verbale risulta più dispersa, anche se più rapidamente decodificabile, proprio perché richiede tempi di “scompattamento” meno lunghi. La s. n. è il terreno privilegiato dell’italiano giornalistico e di gran parte dei testi scientifici.

Pragmatica

Branca della linguistica, detta anche linguistica pragmatica o pragmalinguistica, che studia il rapporto tra le produzioni linguistiche, il loro contesto e gli attori. Secondo taluni, rientrerebbe nella p. anche la linguistica testuale, che studia le caratteristiche fondamentali dei testi e dei loro raggruppamenti (tipologia testuale). Più specificamente, la p. studia la capacità delle produzioni linguistiche di operare dei cambiamenti sulla realtà. Per questo la p. considera gli enunciati come atti linguistici, dotati di una forza illocutiva (che scaturisce dal valore illocutivo, cioè la capacità di veicolare una intenzione), e di una forza perlocutiva (legata al valore perlocutivo, cioè la capacità di generare delle reazioni nella realtà). La p. studia anche il dinamismo informativo della lingua, che guida la strutturazione degli enunciati e dei testi secondo l’alternanza di dato e nuovo. In particolare, il punto di vista pragmatico è in grado di spiegare i fenomeni di sintassi marcata, che non ricevono un’adeguata descrizione dal modello sintattico tradizionale. 

Punto anomalo

È così detto il punto fermo che interrompe la sequenza sintattica in una posizione sorprendente, o tra due proposizioni che normalmente sarebbero coordinate o subordinate all’interno dello stesso periodo, o all’interno di sintagmi di qualunque tipo. L’uso di questo strumento provoca l’interruzione dell’unità frasale mentale. Esso trova il suo ambiente di utilizzazione perfetto nella stampa, soprattutto nella titolazione, nella quale è favorito dall’esigenza di proporre al lettore frettoloso una sintassi agile e imprevedibile. Vista la marcatezza del fenomeno, il p. a. assume spesso una valenza stilistica individuale. 

Dato

La parte dell’enunciato che veicola un’informazione già nota o presentata come nota. Nel processo comunicativo dell’informazione è l’unità che crea la base su cui si inserisce il nuovo. In una comunicazione, quanto è nuovo nell’enunciato precedente diventa d. nell’enunciato successivo: «Anna [dato] ha una macchina nuova [nuovo]. Gliel’[dato] ha regalata suo padre [nuovo]». Per comodità, consideriamo il d. equivalente al tema e al topic, anche se gli ultimi due rappresentano oggetti di analisi diverse. 

Nuovo

Detto anche rema, comment, focus. Nel dinamismo informativo la parte opposta e complementare al dato. Rappresenta l’informazione che non è stata precedentemente introdotta nel discorso, o che l’emittente non considera presente nell’orizzonte concettuale del discorso. Senza il n. qualsiasi comunicazione risulta informativamente inutile. 

Tema

Dato.

Rema

Nuovo.

Fabio Ruggiano

Fabio Ruggiano è dottore di ricerca in Studi linguistici italiani, professore a contratto nell’Università di Messina e nella Virginia Commonwealth University di Richmond (VA). Oltre che di scrittura scolastica, si occupa di problemi di traduzione legati al teatro, dei meccanismi del comico e di lingua del diritto, con particolare riferimento alla Costituzione della Repubblica italiana.

Sintassi nominale

Insieme di strutture linguistiche costruite senza fare uso di verbi di modo finito. Più usuale nella lingua scritta che in quella parlata, consente di condensare l’informazione, espandendo un nucleo proposizionale mediante l’aggiunta di  sintagmi, laddove invece la sintassi verbale risulta più dispersa, anche se più rapidamente decodificabile, proprio perché richiede tempi di “scompattamento” meno lunghi. La s. n. è il terreno privilegiato dell’italiano giornalistico e di gran parte dei testi scientifici.

GRADIT

Grande dizionario italiano dell’uso, diretto da T. De Mauro, UTET, Torino 1999-2007.

Ellissi

Organizzazione sintattica priva di un elemento (il soggetto o il verbo) che normalmente è atteso. L’e. non provoca la perdita della coesione, perché l’elemento mancante è ricavabile dal contesto semantico e morfosintattico.

Deontico

Detto dei verbi che caratterizzano gli enunciati, e ovviamente i testi, tipicamente regolativi. La valenza d. codifica un dovere, un potere, un divieto, un’esenzione attraverso strutture grammaticali quali i verbi modali potere e dovere, costrutti come andare + participio passato, l’imperativo. La valenza d. va distinta dalla valenza  tetica, che codifica la funzione regolativa in modo concettualmente e strutturalmente diverso.

Tetico

Anche thetico. Detto dei verbi che caratterizzano tipicamente gli enunciati, e ovviamente i testi, regolativi. La valenza t. è propria delle produzioni semiotiche che realizzano automaticamente lo stato di cose che predicano: «La legge è uguale per tutti». Gli enunciati t. sono formalmente identici a quelli descrittivi, e assumono la valenza t. solo nel contesto adeguato (soprattutto documenti legislativi, ma si pensi anche alla scritta on sul bottone di accensione di un elettrodomestico).

Testo regolativo

Detto anche prescrittivo, istruzionale o direttivo, ha la funzione di imporre un punto di vista o un comportamento. Non prevede inserti narrativi, e il ricorso a spiegazioni, ragionamenti e giustificazioni è secondario. Sono t. r. i testi normativi, che stabiliscono le regole di funzionamento e comportamento di una istituzione o di una relazione sociale (costituzioni, leggi, regolamenti e norme attuative di regolamenti), ma anche manuali d’uso, manuali di gioco, libretti di istruzioni, ricette di cucina, segnali stradali e cartelli vari («Vietato fumare», «Munirsi di scontrino», «Io non posso entrare» ecc.).

Testo argomentativo

Testo che ha la funzione di convincere (senza comandare) il ricevente ad accettare un’opinione o a compiere un’azione. È il tipo di testo più complesso dal punto di vista illocutivo e compositivo. Rientrano in questa categoria saggi e articoli scientifici, tesi e tesine, teoremi, articoli giornalistici di commento, recensioni, dimostrazioni di vario genere, arringhe legali, discorsi politici, pubblicità. Anche nella vita di tutti i giorni, quando cerchiamo di discolparci da qualche accusa, produciamo delle argomentazioni. Vengono tipicamente organizzati seguendo questo ordine tematico: premessa, ipotesi, discussione degli argomenti, tesi. 

Connettivo

Strumento della coesione che collega i componenti del testo, sintagmi, proposizioni, periodi e porzioni testuali più ampie, rendendone visibili le relazioni logiche reciproche. Rientrano in questa categoria congiunzioni, locuzioni congiuntive, preposizioni e avverbi, come e, o, perché, come, dove, quando, tanto da ecc. 

Paratassi

Strutturazione sintattica, realizzata mediante un connettivo, che mantiene due proposizioni di un periodo sullo stesso grado gerarchico.

Sintassi nominale

Insieme di strutture linguistiche costruite senza fare uso di verbi di modo finito. Più usuale nella lingua scritta che in quella parlata, consente di condensare l’informazione, espandendo un nucleo proposizionale mediante l’aggiunta di  sintagmi, laddove invece la sintassi verbale risulta più dispersa, anche se più rapidamente decodificabile, proprio perché richiede tempi di “scompattamento” meno lunghi. La s. n. è il terreno privilegiato dell’italiano giornalistico e di gran parte dei testi scientifici.

Coerenza

La qualità che fa di una sequenza di informazioni un testo. Le informazioni possono essere costituite sia da parole ed enunciati, come accade nei testi verbali, scritti o parlati; sia da immagini e sequenze di immagini, come nei testi iconici e simbolici; oppure anche da numeri o da altri segni di varia natura, come accade in algebra, in informatica e in altri modelli di comunicazione. La c. raccoglie il significato delle singole parti del testo, parole e gruppi di parole, oppure immagini, suoni, simboli o altri segni, in modo da renderlo unitario, non contraddittorio rispetto alla realtà extralinguistica e ad altre parti del testo, organizzato, sequenziale. La c. si misura nella corretta corrispondenza tra il senso del testo e la realtà (piano referenziale), tra le opinioni riportate e la logica (piano logico), tra quello che dice l’emittente e il suo ruolo sociale o narrativo (piano enunciativo) e tra l’organizzazione testuale e il tipo di testo (piano composizionale).

Coesione

Il principale discrimine tra un qualunque testo e un testo ben formato. È ottenuta con strumenti linguistici (morfologici, sintattici, lessicali, testuali e pragmatici), quali l’uso dei  connettivi, dei coesivi, l’ accordo tra verbo, soggetto e oggetto, tra pronomi e nomi, tra aggettivi e sostantivi, il rispetto della consecutio temporum e delle  solidarietà lessicali, l’adeguato uso dei segni di interpunzione.

Unità polirematica

È detta anche parola polirematica, o complessa, o unità lessicale superiore o lessicale di secondo livello. Le u. p. designano oggetti precisi e univoci dal punto di vista semantico, sono raggruppate intorno a un accento principale (sebbene presentino accenti secondari), ma sono composte da più parole grafiche. Sono caratterizzate da rigidità lessicale e sintattica. Una prova empirica della natura lessicale delle u. p. è che queste parole, pur se scritte staccate, non ammettono l’inserimento di altro materiale linguistico tra i costituenti, come in *occhiali da fortissimo sole o *camera ampia da letto.

Collocazione

Combinazione sintagmatica che nasce da una selezione di tipo semantico tra le parole. La selezione non è esclusiva (come in il cane uggiola), ma preferenziale (come in pioggia torrenziale), e si impone per ragioni culturali legate all’uso reale della lingua.

Vocabolario di base

Consiste nella porzione del vocabolario italiano formata dai circa 7.000 vocaboli che tutti gli italiani, anche con una bassa istruzione, capiscono e usano. Ne fanno parte il vocabolario fondamentale (circa 2.000 vocaboli), quello di alto uso (circa 2.600 vocaboli) e quello di alta disponibilità (circa 2.000 vocaboli).