Il commento all'articolo

Psg su Cr7, Mou pensa a Hulk. E Ancelotti?

Commento all’articolo apparso su calciotime.com del 6 giugno 2013

A cura di Fabio Ruggiano

Alcuni tipi di testo si possono “prendere la libertà” di affidare la ricostruzione di parte del messaggio al ricevente. I testi letterari, ad esempio, si fondano su questa condivisione della responsabilità della costruzione del senso. Lo stesso vale per i testi che mirano a convincere il ricevente a fare o a non fare qualcosa, oppure a credere o non credere in un’opinione (pubblicità, discorsi di propaganda, sermoni, recensioni, questo stesso focus).

Altri testi non possono fare altrettanto, perché veicolano informazioni che lo scrivente vuole siano recepite chiaramente e completamente: la responsabilità sul senso di questi testi non può essere condivisa. I testi regolativi (leggi, regolamenti, istruzioni, ricette, rapporti...) sono quelli che più di tutti devono essere chiari e completi.

Tra questi due poli, i testi informativi (e tra essi gli articoli giornalistici) non trovano una posizione precisa, perché contengono delle informazioni che hanno un valore oggettivo, ma si devono anche preoccupare di trovare un pubblico e, una volta trovato, tenerselo stretto. Nel grande calderone del giornalismo, inoltre, rientrano anche narrazioni di fatti scarsamente rilevanti in senso generale, il cui valore sta nella curiosità che suscitano. Il giornalismo rosa, il gossip, la cronaca scandalistica, spesso il giornalismo sportivo, mirano solo secondariamente ad informare: il loro scopo principale è intrigare, stuzzicare, suscitare un sorriso o una sorpresa lunga un attimo.

Per raggiungere questo scopo un’ottima strategia compositiva è l’uso abbondante di facezie, ammiccamenti, domande retoriche, tropi come similitudini e metafore, iperboli, ironie, antitesi ecc., frasi fatte e idiomatiche, proverbi, spesso storpiati per ottenere giochi di parole, periodi brevi e lapidari, spesso nominali, gergalismi e (e qui veniamo al titolo di questo intervento) abbreviazioni. In un’unica espressione, questi articoli usano lo stile brillante.

Il titolo di questo focus è preso da un articolo del sito calciotime.com, del 6 giugno scorso. Per i non addetti ai lavori, esso può essere tradotto così: “Il Paris Saint-Germain cerca di comprare Cristiano Ronaldo, Mourinho pensa a Hulk (che non è il personaggio dei fumetti ma un calciatore brasiliano). E Ancelotti chi intende comprare?”.  Le abbreviazioni che il titolo contiene, rese ancora più evidenti dalla loro quantità in così breve spazio, possono rientrare nel novero dei tecnicismi. Lo stile brillante, in effetti, è ghiotto di questo genere di termini, alcuni dei quali sono necessari, nel caso in cui si parli di argomenti tecnici, mentre altri sono solo traduzioni difficili di parole più comuni. Questo secondo tipo di tecnicismo, non necessario alla definizione del contenuto, ma utile per enfatizzare altre componenti della comunicazione, emotive e pragmatiche, è definito collaterale.

I tecnicismi collaterali creano un legame speciale tra il giornalista e il lettore. Il giornalista mostra di essere un esperto della materia, perché sa maneggiare con disinvoltura la terminologia, e convoca il lettore a partecipare al suo discorso per iniziati. Il lettore si sente orgoglioso di possedere la chiave per decodificare il discorso iniziatico – quindi di essere un iniziato – ed è ben contento di partecipare alla comunicazione.

Un giornalismo che punta tutto su questa strategia è fidelizzante, di nicchia, non si rivolge a tutti, o almeno a più persone possibile. Potremmo dire che non è democratico, nel senso che non è accessibile a tutti, ma dovremmo subito chiarire un dettaglio. I giornali hanno tutto il diritto di essere elitari o di nicchia, purché non si ammantino di essere degli organi di stampa generalista. E purché una società sia dotata anche di giornali per tutti. Un giornale sportivo, per giunta solo on line, ha ogni ragione per comunicare in codice con il suo pubblico. Così non può fare un giornale che pretende di rivolgersi a tutti. Perché a quel punto entra il gioco il diritto, più forte, del pubblico di essere informato anche senza possedere le chiavi di lettura degli iniziati. L’informazione è uno strumento troppo importante per il buon funzionamento della macchina democratica per consentire che si rivolga solo ad alcuni e non alla maggioranza più ampia possibile dei cittadini.

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Valeria della Valle

Insegna Linguistica italiana presso la Sapienza Università di Roma.

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Dizionari italiani: storia, tipi, struttura

Edizione: 2005, Ristampa: 6^ (2012)
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Le parole del lessico italiano
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pp.112, 11.00 Euro, ISBN: 9788843046058

Cristiana De Santis

Cristiana De Santis è ricercatrice di Linguistica italiana all'Università di Bologna (sede di Forlì).

Fabio Rossi

Fabio Rossi insegna Linguistica italiana all’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Uno sguardo sul caos. Analisi linguistica della Dolce vita con la trascrizione integrale dei dialoghi (Le Lettere, 2010), Telecinematic Discourse. Approaches to the Language of Films and Television Series (curato con R. Piazza e M. Bednarek, John Benjamins, 2011).

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Lingua italiana e cinema
Edizione: 2007, Ristampa: 4^ (2012)
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Fabio Ruggiano

Fabio Ruggiano è dottore di ricerca in Studi linguistici italiani, professore a contratto nell’Università di Messina e nella Virginia Commonwealth University di Richmond (VA). Oltre che di scrittura scolastica, si occupa di problemi di traduzione legati al teatro, dei meccanismi del comico e di lingua del diritto, con particolare riferimento alla Costituzione della Repubblica italiana.

Pietro Trifone

È professore ordinario di Storia della lingua italiana nell’Università di Roma “Tor Vergata”.

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Storia linguistica di Roma
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Lingua e identità
Una storia sociale dell'italiano. Nuova edizione
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Collana: Studi Superiori (580)
pp.384, 26.80 Euro, ISBN: 9788843050123

L’italiano nel mondo
Edizione: 2012
Collana: Bussole (457)
pp.128, 11.00 Euro, ISBN: 9788843065264

Testo regolativo

Detto anche prescrittivo, istruzionale o direttivo, ha la funzione di imporre un punto di vista o un comportamento. Non prevede inserti narrativi, e il ricorso a spiegazioni, ragionamenti e giustificazioni è secondario. Sono t. r. i testi normativi, che stabiliscono le regole di funzionamento e comportamento di una istituzione o di una relazione sociale (costituzioni, leggi, regolamenti e norme attuative di regolamenti), ma anche manuali d’uso, manuali di gioco, libretti di istruzioni, ricette di cucina, segnali stradali e cartelli vari («Vietato fumare», «Munirsi di scontrino», «Io non posso entrare» ecc.).

Stile brillante

È tipico del linguaggio giornalistico e della pubblicità. Enfatizza gli aspetti vivacizzanti della lingua, come aggettivazione espressionistica, idiomaticità, figure retoriche, tecnicismi e gergalismi, sintassi spezzettata e interpunzione sorprendente, stile nominale e mimesi del parlato.

Tecnicismo

Termine o formula sintattica che designa con preci­sione un oggetto relativo a una data disciplina o attività. È detto collaterale quando, pur indicando concetti propri di un certo ambito settoriale (tipicamente quello me­dico e quello giuridico), non è richiesto da effettiva necessità comunicativa, bensì dalla volontà di usare un registro differente rispetto al linguaggio comune.

Pragmatica

Branca della linguistica, detta anche linguistica pragmatica o pragmalinguistica, che studia il rapporto tra le produzioni linguistiche, il loro contesto e gli attori. Secondo taluni, rientrerebbe nella p. anche la linguistica testuale, che studia le caratteristiche fondamentali dei testi e dei loro raggruppamenti (tipologia testuale). Più specificamente, la p. studia la capacità delle produzioni linguistiche di operare dei cambiamenti sulla realtà. Per questo la p. considera gli enunciati come atti linguistici, dotati di una forza illocutiva (che scaturisce dal valore illocutivo, cioè la capacità di veicolare una intenzione), e di una forza perlocutiva (legata al valore perlocutivo, cioè la capacità di generare delle reazioni nella realtà). La p. studia anche il dinamismo informativo della lingua, che guida la strutturazione degli enunciati e dei testi secondo l’alternanza di dato e nuovo. In particolare, il punto di vista pragmatico è in grado di spiegare i fenomeni di sintassi marcata, che non ricevono un’adeguata descrizione dal modello sintattico tradizionale.