Progettare il paratesto:
l’argomentazione

a cura di Stefano Telve



Su questo argomento consulta anche il par. 2.3.2 del volume Scrivere all’università di Riccardo Gualdo, Lucia Raffaelli e Stefano Telve.

Argomentare significa saper svolgere ragionamenti stringenti che dimostrino la validità del nostro punto di vista, conoscere quali sono le motivazioni di chi la pensa diversamente, avere la capacità di confrontare queste opinioni differenti o contrarie tra loro per saper giungere a una conclusione più solida e più difficile da confutare (cfr. par. 2.2.1).

Ogni argomentazione è dunque frutto della dialettica, perché nasce dal confronto attento di punti di vista anche distanti e dalla conoscenza approfondita di fatti, dati e informazioni di diversa provenienza. Nei tre brani che seguono si esemplificano tre casi di argomentazione.

1. Citare parole altrui a proprio vantaggio


Com’è noto, la scienza e il mondo cattolico si trovano spesso su posizioni piuttosto distanti tra loro quando il confronto verte su argomenti delicati e difficili come l’embrione e la nascita della vita.

Nel brano che segue l’autore è un esponente cattolico che, per argomentare il suo punto di vista, cita le parole di uno scienziato (nella fattispecie, un biologo).

L’identità biologica, genetica e organismica dell’embrione che ne fa un essere umano, nuovo, vivo, attivo, individualizzato e capace di svilupparsi per un suo progetto interno − non si offendano i lettori se siamo costretti a ripeterci − fin dal momento della fecondazione non è frutto di dogma, ma di mera scienza, e lo possiamo dimostrare con le parole di scienziati che, non solo non sono dogmatici, ma talora non sono neppure credenti e si dimostrano fedeli seguaci di Galileo. [1]

L’autore respinge l’accusa che gli viene rivolta di ragionare in modo dogmatico (cioè rifiutando qualsiasi tipo di verifica sperimentale) o, in altre parole, in modo antiscientifico e afferma che l’idea che l’individuo può considerarsi tale fin dal momento della fecondazione non è solo dei cattolici ma anche di alcuni scienziati che «talora non sono neppure credenti». Per dar sostegno a quanto appena detto, cita le parole di un biologo contemporaneo.

Cito soltanto due passi. Il primo passo è di uno dei più noti biologi, il prof. Scott F. Gilbert, il cui trattato è intitolato: Developmental Biology, seventh edition 2003, p. 25. All’inizio del 2˚capitolo, parlando dello sviluppo e della classificazione degli animali afferma: «Quando noi consideriamo un individuo, siamo soliti considerare soltanto una stretta parte del suo proprio ciclo vitale; quando noi consideriamo un cane, per esempio, rappresentiamo abitualmente un cane adulto. Ma un cane è cane sin dal momento della fecondazione dell’uovo del cane con lo spermatozoo del cane e rimane cane anche quando è divenuto un vecchio cane prossimo alla morte». Dunque (e pensiamo che la stessa biologia valga anche per qualsiasi animale superiore, compreso l’uomo), l’individuo cane nasce dal momento della fertilizzazione o fecondazione: questa non è una affermazione di un dogmatico.

(Mons. Elio Sgreccia, Difendo la vita con l’aiuto di Galileo, in “Corriere della Sera”, 2/1/2006)

Indipendentemente da come la pensi lo scienziato (che potrebbe anche essere un biologo cattolico), le sue parole (in particolare, il passaggio: «un cane è cane sin dal momento della fecondazione dell’uovo») corroborano l’opinione dell’autore. Con questa citazione, egli dimostra di non ragionare in modo dogmatico ed evidenzia come anche nel mondo scientifico si facciano affermazioni che non sono in contrasto con quanto ritengono correntemente i cattolici.


2. Citare parole altrui per confutarle



In modo uguale e contrario, le citazioni possono servire per introdurre pareri in contrasto col nostro discorso allo scopo di confutarli. Mostrare la non validità di una posizione opposta significa di fatto affermare la validità della propria.

Un atteggiamento scientificamente onesto consiste nel ricordare le opinioni correnti su un certo tema – in modo da offrire un quadro completo o perlomeno una visione ampia dell’argomento – per poi discuterle ed eventualmente confutarle. Si possono citare dei brani di testo letteralmente, come nell’esempio precedente, oppure ricordare in modo sommario le conclusioni a cui sono arrivati alcuni studiosi:

Basandosi sui dati riportati da Childe e sostenendoli con scoperte più recenti, la Gimbutas ha ricostruito una serie di “invasioni del popolo dei kurgan” verso occidente a partire dalle terre a nord del Mar Nero. Questa teoria trova oggi ampi consensi tra i glottologi. [...] A mio parere, però, questa ricostruzione non è soddisfacente. Il mio ragionamento si può articolare nel modo seguente [...]

(Colin Renfrew, Le origini delle lingue indoeuropee, in “Le Scienze. Quaderni”, n. 8, 1999).

Lo schema del brano appena citato è evidente: si ricorda un’ipotesi e chi l’ha formulata, si osserva che quell’ipotesi incontra un largo consenso tra gli esperti (cosa che ne rafforza la validità). Subito dopo, in un’altra frase, l’autore dichiara di pensarla diversamente (A mio parere, però, …) e passa ad esporre perché, con una serie di argomentazioni esposte in modo ordinato.


2. Citare le parole altrui per integrarle


Il brano che segue esemplifica un caso leggermente diverso. Diversamente dagli esempi precedenti, rispetto alle parole altrui ricordate nella citazione, l’autore non la pensa in modo opposto ma in modo complementare: 

Fa certamente bene il premier Tony Blair a notare che «in queste scuole c’è un senso fortissimo dell’etica e dei valori». Ma l’istruzione non consiste soltanto nel tenere i bambini, anche quelli molto piccoli, immersi in un’etica vecchia, ereditata. Consiste anche nell’aiutarli a sviluppare la capacità di ragionare sulle decisioni che dovranno prendere da adulti.

(Amartya Sen, Libertà e ragione l’unico passaporto, in “Corriere della Sera”, 1/12/2005).

 La complementarità tra le due opinioni sono evidenziate dalla correlazione non soltanto… (seguita dalla citazione) anche… (che introduce l’opinione dell’autore, che dunque si aggiunge, senza sostituirla, a quella precedente integrandola). L’argomento inserito nel secondo membro della correlazione ((ma) anche…) riceve tra l’altro una forza maggiore rispetto all’argomento inserito nel primo membro (non soltanto… ).




Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Tra le novità di linguistica...

Per il catalogo completo visita il sito www.carocci.it

Stefano Telve

Insegna Linguistica italiana all’Università della Tuscia di Viterbo.

Pubblicazioni edite da Carocci

Linguaggi specialistici dell'italiano
Edizione: 2012
Collana: Manuali universitari (116)
pp.520, 46.00 Euro, ISBN: 9788843060221

L’italiano: frasi e testo
Nuova edizione
Edizione: 2013
Collana: Bussole (482)
pp.144, 12.00 Euro, ISBN: 9788843069606

Scrivere all’università
Pianificare e realizzare testi efficaci
Edizione: 2014
Collana: Studi Superiori (925)
pp.196, 18.00 Euro, ISBN: 9788843071227