Progettare il paratesto:
le glosse

a cura di Stefano Telve



Su questo argomento consulta anche il par. 2.3.3 del volume Scrivere all’università di Riccardo Gualdo, Lucia Raffaelli e Stefano Telve.

Quando si cita da un altro testo, il più delle volte il brano citato si inserisce perfettamente nel testo che lo riceve, e non crea sgrammaticature o incoerenze. In alcuni casi, tuttavia, può essere necessario intervenire, adattando la citazione in alcuni punti (cfr. pp. 130-2), oppure glossandola, cioè aggiungendo un breve commento con l’eventuale ausilio di alcune espressioni convenzionali.

Qui di seguito sono illustrati tre casi.

1. Scil.


Scil. (abbreviazione del latino scilicet ‘s’intende’) serve a segnalare un’integrazione (introdotta tra parentesi tonde o quadre) necessaria a garantire la comprensione della frase. Si prenda ad esempio questo breve testo:

«Nell’ambito del diritto familiare, va ricordato l’art. 250, quarto comma, del codice civile, che in tema di riconoscimento di figlio naturale dispone che “Il consenso (scil. del genitore che abbia già effettuato il riconoscimento) non può essere rifiutato ove il riconoscimento risponda all'interesse del figlio”».

(Sentenza della Corte Costituzionale, n. 182 del 1988)

Chi ha scritto la sentenza ha ritenuto utile citare il comma quarto, che viene dunque riportato così com’è dal testo originario. Ma, una volta estrapolata, la citazione risulta priva di alcune informazioni che l’autore deve necessariamente ripristinare: lo farà inserendo tra parentesi un suo intervento preceduto da scil.



2. Sic



Con sic (parola latina che significa ‘così’) chi scrive segnala al lettore di non assumersi la responsabilità del contenuto o della forma dell’espressione citata, che rimane così attribuita al suo originario autore. Può capitare infatti che il brano che vogliamo citare contenga qualcosa che a nostro giudizio non va e che per questo pensiamo sia opportuno segnalare al lettore: può essere un banale refuso, un errore di grammatica, un’espressione che riteniamo strana, discutibile o altro ancora. In questi casi, con sic chi scrive prende insomma le distanze rispetto al testo e segnala al lettore la particolarità notata. Si legga a questo proposito il brano che segue:

A proposito di «promesse», i favoriti alla seconda (eventuale) stella prossima ventura sono due ristoranti della provincia di Brescia − “Il Gelso” (a Cazzago San Martino) e “Il Gambero” (a Calvisano) − , “Shoneck” di Bolzano, e la “Madonnina del Pescatore” di Senigallia (An), regno di Moreno Cedroni, creatore del susci (sic) all’italiana

(Marisa Fumagalli, Migliori chef d'Italia, Michelin premia Beck, “Corriere della Sera” 30/11/2005). 

Il sic, inserito dall’autrice del brano, indica che la parola che precede (nel nostro caso il giapponese susci) era scritta davvero così: evidentemente, secondo l’autrice la grafia di quel nipponismo non è corretta (in effetti, sushi è più diffuso) e le è parso giusto segnalarlo in modo tale da non lasciar pensare che sia dovuto a lei ma, appunto, alla fonte da cui cita.



3. Parentesi quadre


Quando chi scrive vuole invece inserire qualche parola di commento, dovrà usare le parentesi quadre, in modo che il lettore possa capire che si tratta di un’aggiunta o di una glossa di chi scrive e non dell’autore della citazione (cfr. par. 2.3.2. Dentro il testo: la citazione, p. 130). Si veda il seguente esempio, tratto da una nota a piè di pagina di un saggio scientifico:

2 «È lecito supporre che verso la metà del secolo il lavoro dei correttori […] sia ancora piú omogeneo [rispetto all’inizio del secolo], almeno per quanto riguarda le tendenze piú generali (vocalismo e consonantismo fiorentino, morfologia del verbo e del nome petrarchesca, ecc.)» (Trovato, L’ordine, cit., pp. 133-134).

(Francesco Sestito, Le correzioni editoriali al volgarizzamento liviano di Iacopo Nardi (1575), in «Rivista italiana di linguistica e dialettologia», III, 2001, pp. 37-80, p. 38) 

La porzione di testo racchiusa tra parentesi quadre è un’integrazione che chi cita (in questo caso l’autore dell’articolo, Francesco Sestito) inserisce nel suo testo per far sì che il senso e il significato della frase citata siano chiari (nella fattispecie, la citazione è tratta da un lavoro di Paolo Trovato intitolato L’ordine dei tipografi, citato dall’autore dell’articolo in forma abbreviata, secondo i criteri bibliografici: cfr. pp. 140-4).


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Stefano Telve

Insegna Linguistica italiana all’Università della Tuscia di Viterbo.

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