Primo piano

Francesco Bruni ci parla dell’università di oggi

Fabio Rossi intervista il professor Francesco Bruni, storico della lingua italiana (Università Ca’ Foscari di Venezia e accademico della Crusca). 

I dati OCSE evidenziano una scarsa dimestichezza degli studenti italiani con l’italiano scritto. Cosa può fare al riguardo la scuola?

L’università così com’è oggi è in grado di formare i nuovi insegnanti di italiano?

A vent’anni di distanza dall’introduzione dei primi laboratori di scrittura nelle nostre università, è necessario passare oggi al Laboratorio 2.0, ovvero ricorrere a nuove metodologie didattiche e all’uso dei media elettronici, o, al contrario, è ancora pensabile una didattica di tipo tradizionale?

Nell’intervista il professor Bruni mette in risalto il grande «spazio d’azione e di significati» che la scuola – in un’epoca governata da cinguettii e social network – deve conservare e difendere.

«L’università è in grave difficoltà perché i saperi di base si sono moltiplicati e sparpagliati e il pacchetto minimo di conoscenze necessarie ai futuri insegnanti è ancora lontano dall’essere ridefinito», dice Francesco Bruni, che – tra i primissimi a introdurre i laboratori di scrittura nei suoi corsi accademici – aggiunge: «Non vogliamo perdere il libro ma non vogliamo neanche fare i talebani dell’informatica. Non sono morti né i laboratori di scrittura né i manuali!».


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