Breve è bello:
lavoriamo sul riassunto

a cura di Lucia Raffaelli

Il riassunto è un esercizio fondamentale per capire i meccanismi di funzionamento di un testo e “addestrare alla scrittura”.

Manipolare un testo, smontandolo, vedendo come funziona e producendone di propri risulta particolarmente efficace proprio per la formazione di quegli scrittori “acerbi” di cui ci parla Luca Serianni nella sua intervista.

I giovani sempre più hanno necessità di esercitarsi con le parole e il loro uso: il fine è imparare a scrivere, ma anche – argomento di non secondaria importanza – imparare a leggere adeguatamente.

Il laboratorio sul riassunto a cura di Lucia Raffaelli si propone di riflettere su questi aspetti, offrendo una serie di utili suggerimenti ed esempi unitamente alla possibilità di produrne di propri, interagendo con l’autrice per trovare soluzioni e per riflettere sulle difficoltà incontrate.

Ci si rivolge principalmente agli studenti universitari, ma anche ai giovani che stanno ultimando il ciclo di formazione della scuola secondaria e si avvicinano agli esami.

Per chi vuole approfondire:

Fabio Rossi e Fabio Ruggiano, Scrivere in italiano. Dalla pratica alla teoria

In preparazione: Riccardo Gualdo e Stefano Telve, in collaborazione con Lucia Raffaelli, Scrivere all’università.

Perché occuparci del riassunto? Innanzitutto perché l’esercizio di sintesi rafforza le capacità di autocontrollo sulle nostre produzioni scritte.

Le competenze di sintesi, sia orale sia scritta, non si rivelano utili solo in ambito scolastico e universitario (compiti in classe d’italiano, interrogazioni, esami, tesine) ma anche nella comunicazione quotidiana e in campo professionale (relazioni aziendali).

Ecco allora alcune linee guida per la stesura di un buon riassunto, che riporti in modo sintetico e neutro, con finalità puramente informative piuttosto che impressive, i contenuti di un testo di partenza. Per gli esempi ci serviremo di un articolo tratto dall’archivio di “Panorama”, che d’ora in poi citeremo con la sigla BA.

1. Leggere attentamente e integralmente il testo di partenza

Se è vero che la successione dei capoversi funziona da guida per l’individuazione delle unità di contenuto da riassumere, è però sconsigliabile procedere a una sintesi capoverso per capoverso senza aver letto per intero il testo. 

Nei riassunti con vincolo di parole questo procedimento comporta oltretutto un rischio: dover troncare la stesura per aver raggiunto il tetto di parole prestabilito senza aver inserito informazioni fondamentali che si trovano più avanti nel testo (è ciò che succede nell’esempio di riscrittura di BA fornito al punto 3)

2. Decidere quale voce assumere

 

Se il testo presenta una modalità obiettiva, neutra (l’autore non interviene con sue opinioni personali), questa può essere conservata anche nel riassunto, ossia il riassuntore può sovrapporsi alla voce dell’autore.

Se invece vengono espresse e difese con argomenti opinioni dell’autore, allora il riassuntore deve introdurre una presa di distanza dalla voce primaria, facendo esplicito riferimento alla situazione comunicativa del testo di partenza.

In ogni caso, una volta scelta l’identificazione fra il riassuntore e la voce primaria, coerentemente, è opportuno evitare di introdurre qua e là nel riassunto distanziamenti dall’autore.

BA presenta una modalità obiettiva; dunque la soluzione consigliata è la sovrapposizione alla voce dell’autore, che consente fra l’altro il risparmio di cornici come queste, ad apertura dei capoversi in cui è articolato il riassunto:

In questo articolo viene analizzato il problema delle diversità culturali.

Come viene illustrato, infatti, nel medesimo articolo, attraverso le varie esperienze citate, le grandi aziende, soprattutto negli Stati Uniti, stanno adottando la figura del diversity manager.

Un modello che viene presentato, sempre in questo articolo, è ciò che succede nel Toroc 

Sconsigliabile anche una soluzione di questo tipo, in cui nello stesso riassunto all’esordio con sovrapposizione alla voce primaria fa da contrappunto, nel finale, il distanziamento dalla voce dell’autore. 

[esordio] Al giorno d’oggi, il posto di lavoro è divenuto un luogo d’incontro tra persone di lingua e cultura differenti

[conclusione] L’autore dell’articolo conclude indicando un esempio riuscito di integrazione fra lavoratori di nazionalità diverse nel Toroc, il comitato organizzatore delle Olimpiadi di Torino 2006. 
 

3. Individuare la gerarchia delle informazioni: argomento al centro del testo, informazioni fondamentali, importanti e secondarie

Come individuare la gerarchia delle informazioni? Le informazioni più importanti saranno quelle presenti nelle frasi tematiche dei singoli capoversi (solitamente all’inizio), nei titoli e nei sommari; quelle ripetute più volte nel corso del testo; quelle evidenziate con accorgimenti grafici (grassetto, corpo maggiore ecc.); quelle contenute nelle proposizioni principali piuttosto che nelle subordinate.

Altri metodi per individuare la gerarchia delle informazioni sono quello delle “cinque W” e quello dell’informazione al centro del testo e della divisione in sequenze. Il secondo spesso è più efficace del primo; infatti, ad esempio, non sempre where risulta un’informazione fondamentale. Adottando il secondo metodo, si riconoscerà innanzitutto l’argomento al centro del testo, ossia la cosa più importante che si ricorda a fine lettura, quella che potrebbe diventare il titolo del testo; si dividerà quindi il testo in sequenze e in ognuna di queste si individueranno le informazioni fondamentali e importanti, ossia quelle che si riferiscono direttamente all’argomento al centro del testo e dicono qualcosa di nuovo su di esso.

Una volta individuata la loro gerarchia, quale ordine dare alle informazioni? Chi scrive un riassunto, a differenza, ad esempio, di un giornalista, non ha fini impressivi e persuasivi, e non è quindi interessato a sorprendere, a catturare l’attenzione, a emozionare, ma piuttosto alla facilità, alla certezza e alla rapidità della comprensione. Per ottenere questi effetti il riassuntore dovrà dunque seguire una gerarchia naturale, che vada dall’informazione più importante alla meno importante.

Quante informazioni mantenere? Il numero delle informazioni da inserire nel riassunto dipende dal vincolo di parole imposto: meno è stretto il vincolo e più informazioni – anche secondarie – possono essere introdotte; in ogni caso, in qualunque riassunto non potranno essere omesse le informazioni fondamentali e in nessun modo bisognerà superare il numero di parole del testo di partenza.

In BA l’argomento al centro del testo è evidentemente il problema delle diversità culturali e sociali sul posto di lavoro: lo incontriamo più volte, fin dal titolo, in cui è impressivamente evocato attraverso la metafora il mio ufficio è una nuova Babilonia; più oltre, il concetto viene definito in termini più precisi e univoci con il tecnicismo diversity, ben evidenziato dall’interrogativa didascalica ad apertura del terzo capoverso.

Nei due esempi che seguono – pur in presenza di un distanziamento dall’autore attuato mediante due proposizioni metatestuali – la centralità dell’argomento viene resa in maniera corretta, ad apertura di riassunto; nel secondo, possiamo notare in particolare come il rapporto fra unità informative di primo piano e di sfondo risulti dalla stessa struttura della frase, con le informazioni di sfondo (le esperienze dei singoli lavoratori riportate nel testo) inserite in un inciso che potrebbe essere omesso senza compromissione di senso:

(1) Nell’articolo, l’argomento principale è il problema dell’integrazione fra persone di diversa etnia sul posto di lavoro.

(2) Questo articolo di “Panorama” affronta, tramite il racconto di esperienze di vita e di lavoro di imprenditori e manager italiani, il problema dell’integrazione sociale sul posto di lavoro con altre persone di diversa etnia. 

Al contrario, in quest’altra riscrittura di BA, il concetto di diversity appare solo nel terzo capoverso, come elemento rematico, incassato in un complemento indiretto dipendente da un altro complemento indiretto (sulla tolleranza della diversity). Si dà invece molto rilievo alla vicenda di Francesca, che pur rappresentando un caso particolare, e quindi di sfondo, in BA viene riportata in apertura ed occupa un certo spazio in ossequio ai fini impressivi perseguiti spesso nella scrittura giornalistica, che punta a catturare l’attenzione del lettore anche movimentando la gerarchia naturale delle informazioni. 

Francesca lavora in un ufficio al centro di New York. Svolge un lavoro di grande prestigio assieme ad altri 30 giovani talentuosi di diverse nazionalità. Ha amici e fidanzati di diverse etnie, ma ad un certo punto della sua vita le viene nostalgia del proprio paese, l’Italia.

Sebbene integrata nella vita lavorativa e sociale, si sente in una realtà che non le appartiene. In particolare in campo lavorativo comincia ad avvertire le profonde distanze culturali che vi sono all’interno del proprio team di lavoro quando si tratta di prendere decisioni di gruppo, distanze che in un’occasione portano a far saltare un affare importante all’azienda presso la quale lavora.

Visto l’esito negativo dell’affare, l’azienda decide di far seguire al gruppo di lavoro di Francesca un corso sulla tolleranza della diversity, che consiste nel tener conto delle caratteristiche sociali e culturali di ogni individuo, per poterle gestire, trarne ricchezza e creare valore aggiunto. 

L’eccessivo spazio che può riservare all’esempio di Francesca chi riassuma BA capoverso per capoverso comporta oltretutto il rischio di omettere unità informative ben più importanti come quelle sulla figura del diversity manager e sulla situazione italiana, collocate più avanti nel testo, nei capoversi sesto e settimo.

4. Rispettare i rapporti logici del testo di partenza.


Ad esempio, un rapporto causale non può essere reso con un rapporto concessivo, temporale, aggiuntivo.

A questo proposito, dobbiamo notare come sia particolarmente diffusa fra gli scriventi inesperti la tendenza ad usare connettivi aggiuntivi, scelti perché riducono lo sforzo di individuare lo specifico rapporto tra le unità informative, come risulta da questa riscrittura di BA, in cui al posto di un connettivo esemplificativo viene impiegato il connettivo aggiuntivo inoltre

L’articolo affronta il tema della difficoltà d’integrazione fra lavoratori di diverse etnie nelle grandi aziende. L’autore riporta inoltre l’esperienza di Francesca, che ha sperimentato luci e ombre del vivere ogni giorno a stretto contatto con persone di educazione e lingua differenti.

D’altra parte, rispettare la logica del testo di partenza non significa necessariamente riprodurne l’ordine; anzi, la manipolazione e risegmentazione delle sequenze testuali può essere segno di una comprensione più profonda (ad esempio, nel caso in cui vengano assemblate in un unico capoverso informazioni sullo stesso argomento dislocate in punti differenti nel testo di partenza). 

Nel riassunto di articolo di giornale la risegmentazione delle sequenze testuali è raccomandabile in modo particolare quando la cronaca esordisce con il cosiddetto “lead ritardato”, molto frequente nella stampa italiana, che sposta in avanti il topic del testo (è proprio il caso di BA: per farne un buon riassunto, ristabilendo la naturale gerarchia delle informazioni, è necessario cambiarne l’ordine, come si è visto al punto 3).

Ecco una riscrittura di BA che risegmenta in modo efficace il testo, accorpando compattamente informazioni riguardanti lo stesso argomento senza rispettarne necessariamente l’ordine di apparizione. Al primo periodo, che condensa il terzo capoverso tagliando le singole testimonianze, segue infatti un altro collegato al precedente con il coesivo pronominale queste e contenente tre unità informative riferite agli effetti delle diversità culturali e sociali, dislocate rispettivamente nel sesto, nelsecondo e nel quinto, e nel quarto capoverso:

Nelle multinazionali statunitensi è ormai di uso comune la parola “diversity”: con questa etichetta vengono indicate le differenze sociali e culturali di cui ogni dipendente è portatore. Queste, pur dando un’immagine positiva di un’azienda [UI 1], possono interferire nella gestione degli affari [UI 2] e persino provocare disturbi mentali [UI 3]. 

5. Evitare di riprodurre interi blocchi di testo

 

Se è raccomandabile non riportare inalterate intere sequenze, va precisato che la manipolazione del testo non si può limitare alla parafrasi lessicale – come spesso accade –, ma deve consistere anche in una riformulazione sintattica. Certe volte, oltretutto, voler necessariamente parafrasare alcune parole può essere un esercizio controproducente (ad esempio, nel caso di termini appartenenti ai linguaggi settoriali). 

Come abbiamo detto al punto 3, il riassunto deve puntare, più che all’impressività, alla chiarezza, alla certezza e alla rapidità della comprensione; per questa ragione, la riformulazione interesserà innanzitutto tutte quelle strutture brillanti adottate dall’autore per mantenere viva l’attenzione del lettore. Dunque, in BA, metafore (navigazione a vista in un piccolo melting-pot, I capoverso; il pericolo è di finire impantanati nelle sabbie mobili di un disturbo dell’adattamento, IV capoverso); espressioni colloquiali (se l’è cavata, se la passa, V capoverso, la musica sta cambiando, VII capoverso); interrogative didascaliche (E che cosa sarebbe questa diversity?, III capoverso). Non avrebbe molto senso, invece, cercare un sostituto per un termine tecnico come Camera di commercio (VIII capoverso).

6. Non inserire digressioni o aggiunte arbitrarie rispetto al testo di partenza

Questo tipo di errore sembra frequente soprattutto nell’introduzione e nella conclusione, due componenti testuali che lo scrivente inesperto considera elementi canonici di qualsiasi produzione scritta e che perciò inserisce spesso anche nel riassunto. Bisogna invece distinguere: introduzione e conclusione, eventualmente arricchite da espedienti retorici, si addicono al saggio breve ma sono da evitare nella sintesi, da cui sono escluse le considerazioni personali e in cui va evitata la ripetizione enfatica degli elementi informativi.

Ecco ad esempio un’introduzione generale che falsa BA, dove il problema delle diversità culturali viene affrontato fin da subito in relazione all’ambiente lavorativo (la convivenza quotidiana in ufficio,I capoverso) senza che sia inquadrato in un fenomeno più ampio:

Sempre di più nella nostra società si sentono problemi che derivano dalla convivenza quotidiana con persone di educazione, lingua e sensibilità differenti. Infatti, maggiormente sul luogo di lavoro, ci sono problematiche di integrazione.

Quanto abbiamo appena detto, d’altra parte, non significa che se in un testo c’è qualcosa di implicito il riassunto non debba intervenire per esplicitarlo: operazioni integrative basate su delle inferenze non equivalgono infatti ad aggiunte esterne.

Nel sesto capoverso di BA, ad esempio, dall’apposizione direttore del laboratorio Armonia della Scuola di direzione aziendale della Bocconi di Milano, anche se non sono esplicitate le finalità dell’istituto citato, si può dedurre, per la trasparenza del nome Armonia, che all’interno dell’Università Bocconi di Milano è presente una scuola incaricata di trovare soluzioni alla questione della diversity. Una unità informativa, quest’ultima, suggerita del resto anche nel sottotitolo di BA (E all’università si studia come evitare lo scontro) e che dunque non sarebbe scorretto introdurre nel riassunto.

7. Evitare la frammentarietà

Per ottenere una maggiore chiarezza, è preferibile che le varie sequenze testuali contengano dei collegamenti (coesivi e connettivi) a segnalare la continuità tematica e ad esplicitare i rapporti logici fra le varie parti. Di ciò va tenuto conto soprattutto quando si riassumono articoli di giornale, dal momento che spesso questi testi presentano uno scarso uso di connettivi, a fini impressivi. Il rischio di produrre una sintesi formata da tante sequenze spezzettate è particolarmente in agguato quando si procede a riassumere capoverso per capoverso, senza uno sguardo d’insieme (cfr. punto 1).

Ecco una riscrittura di BA che presenta una struttura ben coesa:

Al giorno d’oggi, il posto di lavoro è divenuto un luogo d’incontro tra persone di lingua e cultura differenti. La convivenza fra di loro non sempre è pacifica, specie nel caso in cui non si raggiunge un’intesa riguardo ad un determinato affare. Per tale motivo si parla in Italia, come già è accaduto negli Stati Uniti, della cosiddetta “diversity syndrome”, vale a dire della difficoltà di adattamento all’interno di un’azienda multietnica. I manager sono i soggetti più a rischio di sradicamento, in quanto mutano spesso la loro sede e di conseguenza hanno poco tempo per adattarsi. Per fronteggiare queste difficoltà le multinazionali hanno affidato la gestione della diversità culturale al “diversity manager”. In precedenza, in Italia, il concetto di diversità veniva associato alle battaglie per le pari opportunità; ora, invece, anche nel nostro paese il problema dell’integrazione fra lavoratori di diverse etnie è diventato attuale, come dimostra l’inserimento del diversity manager in alcune aziende sul territorio nazionale

8. Evitare la sproporzione

Essere fedeli al testo di partenza significa anche mantenere la proporzione fra le sue unità informative. Dunque è sbagliato conservare informazioni accessorie (come gli esempi) omettendo al contempo informazioni fondamentali; allo stesso modo, non si può dare uno spazio diverso a notizie che nel testo di partenza hanno la stessa importanza. Nella scelta delle informazioni da mantenere e nel rilievo che ad esse viene dato gioca spesso un ruolo importante la componente emotiva.

Ad esempio, chi per riassumere BA si soffermi sull’esperienza di Francesca omettendo un’unità informativa come quella sul diversity manager – importante perché fin nel significante strettamente collegata al problema al centro dell’articolo, la diversity – finisce per falsare le proporzioni del testo di partenza. Ma gioca qui un ruolo rilevante l’impatto emotivo che la storia di Francesca può avere sul lettore; un impatto ottenuto dall’articolista anche attraverso espedienti stilistici come il presente storico, la sintassi nominale, la successione di periodi brevi, l’uso del semplice nome di battesimo (I capoverso).

9. Non confondere la sintesi con la cancellazione


Riassumere non significa sempre e comunque eliminare interi blocchi di contenuto: si possono certamente cancellare, fra l’altro, informazioni che sono date una volta e non più riprese, oppure che possono restare implicite perché ricavabili inferenzialmente; ma occorre soprattutto concentrare gli elementi informativi in un numero minore di parole (ad esempio attraverso l’uso di iperonimi, nominalizzazioni, frasi incidentali).

In questa efficace riscrittura di BA possiamo notare la riduzione di 4 capoversi in uno molto compatto ottenuta attraverso vari espedienti: fra gli altri, la cancellazione di un aggettivo come esterna, che è implicito nel sostantivo immagine (VI capoverso); la sostituzione dei nomi propri Ibm, Ikea e Accenture (VII capoverso) con l’iperonimo aziende; l’accorpamento di due unità informative che hanno per argomento il diversity manager attraverso una struttura nominale come l’apposizione (capoversi VII e VIII); l’inserimento di una informazione di sfondo in una proposizione concessiva incidentale, che comunque rispetta il rapporto logico avversativo di BA (ma, VIII capoverso):

Insomma, le diversità culturali possono accrescere l’immagine di una società, ma non sempre ne incrementano i risultati; questa è la ragione per la quale nelle multinazionali la gestione del problema è affidata al diversity manager, una figura presente ormai anche in alcune aziende italiane. Una recente indagine condotta nel nostro paese dimostra infatti come, nonostante la percentuale della forza lavoro straniera sia ancora bassa, il problema della diversity stia cominciando ad affacciarsi. Un esempio riuscito di gestione delle diversità culturali è in Italia il comitato organizzatore delle Olimpiadi di Torino 2006, dove lavorano persone di 37 nazionalità.

Vanno invece in direzione contraria alla riduzione soluzioni come questa, in cui compare una dittologia sinonimica, per di più appesantita dalla preferenza accordata alla variante problematica, scelta spesso perché avvertita come più ricercata rispetto a problema:

le problematiche e le difficoltà che le persone incontrano nell’inserirsi in un ambiente di lavoro.

La cancellazione di alcune informazioni può determinare una vera e propria incoerenza testuale nel caso in cui i dati omessi costituiscano presupposizioni del discorso successivo non recuperabili inferenzialmente.

Si tratta di un errore frequente in quei riassunti frutto più di “sforbiciate” nel testo che di una effettiva rielaborazione, come in questa riscrittura di BA, in cui la cancellazione del sintagma un affare nel Sud-Est asiatico (II capoverso) rende incoerente l’articolo determinativo nel sintagma L’affare. Come sappiamo, infatti, l’articolo determinativo in un testo scritto segnala l’identificabilità del nome da parte del lettore; identificabilità che, in assenza di ulteriori specificazioni, si può ammettere solo nel caso di una precedente instaurazione del referente

La storia di Francesca è una storia vera: ha un lavoro meraviglioso, è circondata da 30 cervelloni, il suo sogno è diventato realtà. All’improvviso però Francesca ha nostalgia del suo paese ed avverte il peso delle diversità culturali. Lavorare insieme a persone di culture diverse può sembrare bellissimo, ma se non c’è una buona intesa, tutto diventa più difficile. L’affare è slittato ed i manager sono stati “spediti” in Florida per un corso sulla tolleranza della diversity.

Un altro errore molto comune nel riassunto consiste nel cancellare l’informazione relativa alla professione che accompagna, come apposizione, il nome proprio. Infatti questo da solo, a meno che non si riferisca a personaggi importanti dei quali conosciamo il ruolo per le nostre conoscenze enciclopediche (ad esempio Giorgio Napolitano, ben noto nella sua carica di presidente della Repubblica), si rivela scarsamente informativo, e dunque la sua cancellazione sarà da preferire a quella del sostantivo indicante la professione, come avviene in questa corretta riscrittura del nono capoverso di BA:

La vicepresidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi di Torino 2006 documenta come in questo ambiente di lavoro l’integrazione fra dipendenti di 37 nazionalità diverse sia perfettamente riuscita

10. Non confondere la brevità con la vaghezza

A volte riportare nel riassunto dati puntuali può contribuire a fotografare meglio un fenomeno.

Così, alcuni dei dati numerici degli ultimi due capoversi di BA potrebbero essere mantenuti in un riassunto; ma a patto che sia conservato al contempo un dato essenziale come il paese al quale quei numeri si riferiscono, ossia l’Italia.

11. Non interpretare la funzione comunicativa parziale di una parte del testo come globale


In alcuni casi una valenza comunicativa parziale e indiretta dell’articolo viene estesa erroneamente a tutto il testo e interpretata come dominante.

Ad esempio, si sbaglierebbe interpretando come prevalente rispetto ad altre espressioni più neutralmente espositive – e dunque estendendola a tutto il testo – questa espressione pessimista implicita nella seguente domanda di BA (II capoverso)

E come si fa a trovare un’intesa sul cosa sia giusto o sbagliato, morale o immorale, bello o brutto, fra persone che non riescono a mettersi d’accordo neppure sulla pausa pranzo?

12. Verificare l’efficacia del riassunto facendolo leggere a una terza persona che non conosca il testo di partenza

In ambito scolastico ma anche universitario il riassunto viene spesso svolto dallo studente con l’idea che il destinatario principale del testo sia il docente, alle cui attese è opportuno corrispondere. 

Questo atteggiamento, oltre a determinare nello studente la tendenza verso un registro ricercato ai limiti dell’ipercorrettismo, tanto più rischioso quanto più egli non è in grado di gestire la coerenza stilistica, può indurlo a lasciare implicite informazioni ritenute facilmente ricostruibili dal docente che conosce il testo di partenza.

Così, ad esempio, in BA, potrebbero prodursi tagli nell’indicazione del where, come si è visto al punto 10, oppure nell’indicazione delle professioni dei soggetti enunciatori, come si è visto al punto 9.

Bisogna invece ricordare che il riassunto deve essere indipendente dal testo di partenza, cioè contenere le informazioni principali senza che si renda necessario risalire al testo di base; tutt’al più, saranno mantenuti nella sintesi quegli impliciti colmabili con le conoscenze enciclopediche di qualsiasi destinatario.

 

Alcune proposte per approfondimenti:

Giovanni Adamo, Valeria Della Valle, Le parole del lessico italiano
Silvia Calamai, L’italiano: suoni e forme
Adriano Colombo, La coordinazione
Angela Ferrari, Tipi di frase e ordine delle parole
Simone Fornara, La punteggiatura
Giorgio Graffi, La frase: l’analisi logica
Stefano Telve, L’italiano: frasi e testo

In preparazione:

Michele Prandi, L’analisi del periodo
Giampaolo Salvi, Le parti del discorso


 

 

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Lucia Raffaelli

Lucia Raffaelli è dottoressa di ricerca in Linguistica storica e Storia linguistica italiana. Ha insegnato in corsi di Linguistica italiana e in laboratori di scrittura presso La Sapienza Università di Roma e l’Università di Cassino. Ha pubblicato carteggi ottocenteschi nel CEOD (patrioti e cantanti liriche) studiandone la lingua in diversi saggi. Le sue pubblicazioni in ambito contemporaneo riguardano le competenze linguistiche di accesso degli studenti universitari e aspetti interpuntivi e sintattici dei titoli dei quotidiani (cfr. I giornali scuola di interpunzione?).