Il commento all'articolo

Usi e abusi di “nonostante”

Commento alla canzone Non è vero mai, di Alex Britti e Bianca Atzei

A cura di Fabio Rossi

Secondo lo spirito della nostra rubrica, dedicata non soltanto agli articoli giornalistici, proponiamo stavolta l’analisi di un testo della canzone Non è vero mai, composta e interpretata da Alex Britti e Bianca Atzei nel 2014. Il testo della canzone può essere agevolmente reperito in rete, come anche il video.

Questo duetto d’amore, o meglio della fine di un amore, mostra più d’un elemento interessante (come sempre accade con le canzoni, tipico esempio di italiano contemporaneo a metà tra lingua scritta e lingua parlata), a partire dal bel video, non a caso girato a Verona (la città di Romeo e Giulietta). A giustificarne un’analisi linguistica è però soprattutto l’uso di nonostante, parola chiave del testo con ben 12 occorrenze, che qui riportiamo: «Nonostante stanotte / Nonostante la filosofia / Rimane qualcosa di intenso / Nonostante sei andato via»; «Nonostante la gente / Si accontenta di quello che ha / Io non mi accontento di niente»; «Nonostante i momenti / Che sembrava non finissero mai / Siamo due deficienti»; «Nonostante riprendi le tue cose, le porti con te / Nonostante che piangi, / Io non so se tu piangi per me»; «Non è vero nonostante i miei dubbi / Nonostante all’inizio / Sia quel che sia / Nonostante tutto / Nonostante che un giorno mi hai detto / Amore andiamo via da qua»; «Nonostante la notte avevi altre emozioni».

Nonostante è un connettivo tipico dello stile argomentativo, che introduce o una subordinata concessiva o un sintagma(complemento) di analogo valore. È parola dal sapore talora un po’ affettato, burocratico, dovuto soprattutto al fatto che deriva da un participio presente di un verbo (ostare ‘ostacolare, contrastare’; o meglio dal verbo latino obstare, costruito con ablativo assoluto: non obstante amico ‘non opponendosi l’amico’) usato spesso proprio in contenti giuridico-burocratici (gli stessi in cui compare un altro derivato di ostare: nulla osta), a indicare l’assenza di ostacoli al verificarsi di un fatto, di un’azione, di una conseguenza ecc. Proprio per questa sua natura, è parola non frequentissima nell’agile parlato canzonettistico.

Nel nostro testo, come si diceva, è parola chiave, privata del valore burocratico e arricchita invece di una carica psicologica, che indica sia l’ineluttabilità della fine dell’amore, non arrestata neppure da (appunto, nonostante) tutti gli elementi positivi della relazione tra i due innamorati, sia il permanere del legame profondo, nonostante la separazione.

Quando nonostante introduce una subordinata concessiva, richiede obbligatoriamente il congiuntivo, sia con sia senza che: «nonostante sia presto, vado a dormire»; «nonostante che sia presto, vado a dormire». Le concessive esplicite possono essere introdotte anche da altri connettivi: benché e sebbene, sempre con congiuntivo obbligatorio, mentre anche se regge l’indicativo: «anche se è presto vado a dormire». Altri connettivi sono più rari: quantunque, malgrado, per quanto, seppure, ancorché e altri. La presenza del che, dopo nonostante con valore di congiunzione introduttiva di una subordinata concessiva, rappresenta la scelta più formale (l’unica corretta, secondo i puristi e le grammatiche tradizionali), dal momento che il verbo ostare richiederebbe a rigore o un sostantivo o una proposizione completiva. Il che, tuttavia, di norma oggi è omesso, tanto che all’orecchio di molti parlanti italiani (anche molti studenti universitari) una frase con nonostante che suona come sbagliata. L’ellissi di che (connettivo ad altissima frequenza, come l’inglese that, che pure è spesso omesso) accade non di rado anche in altre completive («penso sia meglio andare»), anche nella nostra canzone: «sembrava non finissero mai»; «mi sembrava davvero volessi stare con me».

Con notevole effrazione della norma, nella canzone nonostante compare più volte con l’indicativo, sia con sia senza che: «nonostante sei andato via»; «nonostante la gente si accontenta di quello che ha»; «nonostante riprendi le tue cose»; «nonostante che piangi»; «nonostante che un giorno mi hai detto amore andiamo via da qua». Ciò, com’è evidente, non può certo essere addebitato a ignoranza (Britti è infatti un cantautore dalle indubbie doti musicali e poetiche), anche perché il congiuntivo compare più volte nella canzone (e una volta anche con nonostante): «che sembrava non finissero mai»; «che i sogni non finissero»; «se [...] ci fosse un punto di stabilità»; «nonostante all’inizio sia quel che sia»; «sembrava [...] volessi stare con me».

Quale può essere, dunque, la ragione dell’indicativo retto da nonostante? Probabilmente influisce la volontà, spesso evidente nella canzone italiana contemporanea, di avvicinarsi ai modi del parlato informale e giovanile, ma non solo. Uno dei motivi che inducono oggi a preferire l’indicativo al congiuntivo è la maggior trasparenza, nelle desinenze del primo modo, dei morfemi personali, giacché nel secondo modo le prime due o tre persone sono uguali: mangio, mangi, mangia a fronte di che mangi, per tutte e tre le persone singolari. In una lingua pro drop come l’italiano (cioè senza obbligo di espressione del soggetto), la rapida riconoscibilità della persona verbale è essenziale, soprattutto nel parlato a più voci. In un duetto d’amore, tutto basato sulla contrapposizione tra un io e un tu, direi che questa esigenze è ancor più amplificata. Naturalmente, gli autori del brano avrebbero potuto optare per il congiuntivo e l’espressione del pronome personale soggetto, che tuttavia avrebbe ristrutturato l’assetto metrico dei versi, aggiungendo una sillaba.

Un verso della canzone particolarmente interessante, in quanto ambiguo, è: «nonostante la notte avevi altre emozioni», in quanto può essere interpretato in due diversi modi, o come nonostante + sostantivo (nonostante la notte), o come proposizione concessiva. In quest’ultimo caso, il congiuntivo avrebbe eliminato l’equivoco, obbligando all’interpretazione concessiva: nonostante avessi. Avrebbe tuttavia generato un altro equivoco, forse più grave (ma anche più interessante, perché no? Ogni buona poesia è ambigua, e una canzone è prima di tutto una poesia), ovvero quello di non far capire chi avesse altre emozioni: io o tu?

Un ultimo elemento di interesse nella canzone è dato da casomai, altro esempio di grammaticalizzazione di una locuzione (come nonostante) che, in questo caso, assume valore ipotetico (sinonimo di qualora, eventualmente, se, nel caso in cui e simili). Anche casomai (che può essere scritto sia univerbato, sia in due parole: caso mai) richiede obbligatoriamente il congiuntivo (come nella nostra canzone: «casomai / Che i sogni non finissero») e può essere costruito con (assai raramente) o senza (più frequentemente) che.

Come abbiamo visto, dunque, anche una canzonetta (ma non sono quasi mai solo canzonette...) può fornirci lo spunto per riflessioni linguistiche. Possiamo, certamente, indignarci per l’errore di nonostante costruito con l’indicativo (in effetti, sia nella percezione dei parlanti colti, sia in quella delle grammatiche, l’uso è a tutti gli effetti da considerarsi erroneo, oggi; domani chissà). Errore tanto più insidioso in quanto propagato da mezzi tanto seguiti dai giovani quali la canzone e il video musicale. Oppure possiamo profittarne per tentare di capire il perché di certi usi vivi, quali la deriva del congiuntivo (da non considerarsi, peraltro, in modo eccessivamente apocalittico) in taluni costrutti.

 

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Valeria della Valle

Insegna Linguistica italiana presso la Sapienza Università di Roma.

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Cristiana De Santis

Cristiana De Santis è ricercatrice di Linguistica italiana all'Università di Bologna (sede di Forlì).

Fabio Rossi

Fabio Rossi insegna Linguistica italiana all’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Uno sguardo sul caos. Analisi linguistica della Dolce vita con la trascrizione integrale dei dialoghi (Le Lettere, 2010), Telecinematic Discourse. Approaches to the Language of Films and Television Series (curato con R. Piazza e M. Bednarek, John Benjamins, 2011).

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Lingua italiana e cinema
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Fabio Ruggiano

Fabio Ruggiano è dottore di ricerca in Studi linguistici italiani, professore a contratto nell’Università di Messina e nella Virginia Commonwealth University di Richmond (VA). Oltre che di scrittura scolastica, si occupa di problemi di traduzione legati al teatro, dei meccanismi del comico e di lingua del diritto, con particolare riferimento alla Costituzione della Repubblica italiana.

Pietro Trifone

È professore ordinario di Storia della lingua italiana nell’Università di Roma “Tor Vergata”.

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L’italiano nel mondo
Edizione: 2012
Collana: Bussole (457)
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Connettivo

Strumento della coesione che collega i componenti del testo, sintagmi, proposizioni, periodi e porzioni testuali più ampie, rendendone visibili le relazioni logiche reciproche. Rientrano in questa categoria congiunzioni, locuzioni congiuntive, preposizioni e avverbi, come e, o, perché, come, dove, quando, tanto da ecc. 

Subordinata consecutiva

Contiene informazioni circa le conseguenze di quanto detto nella reggente. Può essere esplicita, nel qual caso è introdotta dalla congiunzione che e ha il modo indicativo, o implicita, costruita con da + infinito. È quasi sempre anticipata da un avverbio come così, tanto, al punto ecc., o da un aggettivo come tale, o da un nome come (il) tipo: «Mario non è il tipo da arrabbiarsi per così poco».

Sintagma

Unità minima della sintassi. È formato da una o, generalmente, più parole legate tra di loro da rapporti morfosintattici (per questo può arrivare a coincidere con una frase). Ogni s. possiede un centro, detto testa, attorno al quale ruotano le eventuali altre parole al suo interno, dette modificatori. A seconda della natura della testa, si possono avere cinque tipi di s.: s. nominale (SN), s. verbale (SV), s. aggettivale (SA), s. preposizionale (SP), s. avverbiale (SAvv). S. semplici strettamente legati tra loro possono essere raggruppati in s. complessi: il padre di Mario (il padre [SN] + di Mario [SP]); il mio amico (l’amico [SN detto discontinuo perché spezzato in due] + mio [SA]).

Ablativo assoluto

Costrutto latino formato da un nome e un participio, passato o presente, e possibili modificatori (aggettivi o avverbi). Esprimeva una proposizione dal valore ambiguo, temporale, causale, condizionale, concessivo, il cui soggetto era diverso da quello della principale. L’italiano continua direttamente questo costrutto nel participio assoluto, ma quasi tutti gli usi del participio sono confrontabili con l’a. a. Anche il gerundio assoluto, come pure molti usi del gerundio in generale, è confrontabile con l’a. a. latino. In particolare, il gerundio semplice è direttamente corrispondente all’a. a. con participio presente.

Subordinata completiva

Categoria che raggruppa la proposizione oggettiva, la soggettiva, la dichiarativa l’ interrogativa indiretta. Viene detta c. perché completa, a mo’ di soggetto o complemento oggetto, il significato della reggente, che altrimenti rimarrebbe sospeso. È il tipo di proposizione subordinata più comune in italiano.

Grammaticalizzazione

Processo che attribuisce una funzione grammaticale a un’espressione originariamente di natura lessicale. Un esempio di g. è il futuro semplice italiano, che deriva dalla perifrasi infinito + presente del verbo avere. La g. è comune nell’ambito delle preposizioni: tramite, mediante, nonostante (non + il participio presente del verbo ostare) ecc., e dei connettivi: dal momento che, dato che, visto che ecc.