Cronache linguistiche

Le lingue tra regole, eccezioni ed errori

Si è svolta a Bologna il 15 maggio 2012 la giornata di studi Le lingue tra regole, eccezioni ed errori, organizzata da Nicola Grandi.

Nell’intervento di apertura, Gaetano Berruto (Università di Torino) ci spiega che cosa sono le regole, partendo dall’etimologia del termine regola (dal lat. rēgŭla ‘asticella, righello’; der. di regĕre ‘guidare diritto’, poi ‘metro di misura’ e ‘metro di condotta, norma’) e dalle definizioni che ne danno i dizionari (quella di ‘regolarità di fatti’, e quella di ‘formula prescrittiva’). Le regole si seguono (si rispettano), si applicano, ma si violano anche. Ci sono regole “regolanti” o “regolative”, che si limitano a disciplinare comportamenti sociali (e linguistici in particolare), e regole “costitutive”, che creano la possibilità stessa di un certo comportamento. Ci sono regole “prescrittive”, che ci dicono come parlare e scrivere, e regole “descrittive”, che si limitano a cogliere regolarità a partire dall’uso. Ci sono le regole dei linguisti (prescrittive o descrittive) e le regole della lingua (le regolarità insite in una certa lingua, la sua grammatica). C’è la regola e c’è l’eccezione, il caso che devia dalla linea diritta, e che rappresenta la controparte della regola. Ci sono regole (quelle descrittive) che ammettono eccezioni, e regole (quelle prescrittive) che non ne ammettono. C’è la regola e c’è l’errore – la sua violazione – che a sua volta è controllato da regole. Ci sono le regole della lingua, più o meno rigide o negoziabili, che vanno rispettate per non incorrere nella sanzione sociale, e ci sono le scelte, che il parlante può compiere a partire da un repertorio di risorse che la lingua ci offre.

L’intervento di Michele Prandi (Università di Genova) fa un quadro delle regole e delle eccezioni nella rappresentazione grammaticale, soffermandosi sulla questione del congiuntivo. Nella grammatica ci sono regole formali, con relative eccezioni (ad es. l’accordo del soggetto col verbo, di cui la concordanza a senso rappresenta un’eccezione), e regole funzionali, relative al rapporto tra forme e contenuti. L’uso del congiuntivo rientra tra queste ultime: in alcuni casi è imposto dalla relazione grammaticale (la congiunzione sebbene, per esempio, vuole il congiuntivo; alcuni verbi reggono un congiuntivo dipendente), in altri è scelto del parlante (in contrapposizione all’indicativo) per segnalare la modalità (di dubbio, possibilità, desiderio) di una certa affermazione.

Se nella linguistica si parla continuamente di regole, in matematica, spiega Giorgio Bolondi (Università di Bologna), a rigore non si parla mai quasi di regole (se non come di metodi pratici per la risoluzione di problemi o l’esecuzione di calcoli), ma di assiomi, teoremi, formule, procedure. Eccezione, invece, è un termine chiave, motore di fecondi sviluppi. In matematica, infatti, nasce prima l’eccezione della regola: è l’incontro con l’eccezione che permette di definire una certa regola.

Cecilia Andorno (Università di Pavia) si sofferma sugli errori fatti dagli studenti che apprendono l’italiano come lingua seconda (L2): errori sistematici (come le semplificazioni, per es. la mancanza di ausiliare nelle forme composte, e le sovraestensioni, es. l’uso delle forme di seconda o terza persona dei verbi anche con pronomi di prima persona) ed errori occasionali (come le costruzioni per analogia, tipiche anche dei bambini che acquisiscono l’italiano come prima lingua).

Di regole linguistiche formali, scrivibili cioè sotto forma di formule, parlano Fabio Montermini (CNRS – Toulouse), con particolare riguardo alle regole di formazione delle parole, e Alessandro Lenci (Università di Pisa), che affronta il problema della regola e dell’eccezione nel trattamento automatico delle lingue (oggetto di studio della linguistica computazionale).

Si parla anche di errori ed eccezioni nel mutamento linguistico (Maria Napoli, Università del Piemonte Orientale) e nella variazione sociolinguistica (Massimo Cerruti, Università di Torino).

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Valeria della Valle

Insegna Linguistica italiana presso la Sapienza Università di Roma.

Pubblicazioni edite da Carocci

Dizionari italiani: storia, tipi, struttura

Edizione: 2005, Ristampa: 6^ (2012)
Collana: Bussole 
pp.128, 11.00 Euro, ISBN: 9788843032822

Le parole del lessico italiano
Edizione: 2008, Ristampa: 6^ (2012)
Collana: Bussole
pp.112, 11.00 Euro, ISBN: 9788843046058

Cristiana De Santis

Cristiana De Santis è ricercatrice di Linguistica italiana all'Università di Bologna (sede di Forlì).

Fabio Rossi

Fabio Rossi insegna Linguistica italiana all’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Uno sguardo sul caos. Analisi linguistica della Dolce vita con la trascrizione integrale dei dialoghi (Le Lettere, 2010), Telecinematic Discourse. Approaches to the Language of Films and Television Series (curato con R. Piazza e M. Bednarek, John Benjamins, 2011).

Pubblicazioni edite da Carocci

Lingua italiana e cinema
Edizione: 2007, Ristampa: 4^ (2012)
Collana: Bussole 
pp.128, 11.00 Euro, ISBN: 9788843043347

Fabio Ruggiano

Fabio Ruggiano è dottore di ricerca in Studi linguistici italiani, professore a contratto nell’Università di Messina e nella Virginia Commonwealth University di Richmond (VA). Oltre che di scrittura scolastica, si occupa di problemi di traduzione legati al teatro, dei meccanismi del comico e di lingua del diritto, con particolare riferimento alla Costituzione della Repubblica italiana.

Pietro Trifone

È professore ordinario di Storia della lingua italiana nell’Università di Roma “Tor Vergata”.

Pubblicazioni edite da Carocci

Storia linguistica di Roma
Edizione: 2008, Ristampa: 2^ (2011)
Collana: Bussole
pp.128, 11.00 Euro, ISBN: 9788843044597

Lingua e identità
Una storia sociale dell'italiano. Nuova edizione
Edizione: 2009, Ristampa: 2^ (2011)
Collana: Studi Superiori (580)
pp.384, 26.80 Euro, ISBN: 9788843050123

L’italiano nel mondo
Edizione: 2012
Collana: Bussole (457)
pp.128, 11.00 Euro, ISBN: 9788843065264