Cronache linguistiche

Lingua, cultura, libertà

Mercoledì 20 febbraio, in occasione della giornata internazionale della lingua madre – una ricorrenza istituita dall’UNESCO nel 1999 e fissata per il 21 febbraio –, si è svolto a Milano, nel salone degli affreschi della Società umanitaria, il Convegno di studi Lingua, cultura, libertà, promosso da un gruppo di docenti dell’Ateneo milanese in collaborazione con l’Accademia della Crusca, l’Accademia dei Lincei, la Società Dante Alighieri, l’Associazione italiana per la terminologia e l’Istituto italiano di studi filosofici, con l’adesione del presidente della Repubblica.

L’iniziativa è sorta in seguito all’annuncio dato nella primavera scorsa dal rettore del Politecnico di Milano di voler avviare dal 2014 i corsi magistrali e dottorali in inglese, escludendo l’italiano dalla formazione superiore di ingegneri e architetti.

Contro tale decisione si sono espressi numerosi docenti (prima con un appello rimasto inascoltato e poi con un’azione legale in corso, volta a mantenere l’uso dell’italiano nelle nostre università), nonché varie istituzioni impegnate nella salvaguardia e nella promozione della lingua italiana.

Il tema è già stato al centro di un primo appuntamento fiorentino, organizzato dall’Accademia della Crusca il 27 aprile 2012 nell’immediatezza del dibattito giornalistico, nonché di un incontro tenutosi a Napoli il 18 febbraio presso il Collegio napoletano, in occasione della presentazione del volume pubblicato dall’Accademia della Crusca per le cure della presidente Nicoletta Maraschio e di Domenico De Martino Fuori l’italiano dall’Università? Inglese, internazionalizzazione, politica linguistica.

Si può abbandonare del tutto la propria lingua madre nella formazione universitaria? Si tratta di una scelta d’avanguardia, che proietta i futuri dottori in una dimensione internazionale, o piuttosto di una decisione di retroguardia, che non tiene conto dell’importanza della lingua madre nella formazione della futura classe dirigente del nostro paese e trascura le conseguenze di una simile decisione a livello giuridico politico, culturale, sociale?

La giornata di studi ha visto interventi e dibattiti dei rappresentanti delle istituzioni coinvolte, che si sono confrontati, insieme con altri intellettuali italiani e stranieri, su temi molteplici: dalla costituzionalità di una decisione che esclude la lingua ufficiale della Repubblica (imponendo ai docenti l’obbligo di tenere le lezioni in una lingua diversa dalla propria) all’opportunità di un’operazione fatta per ragioni di marketing e in nome di una malintesa internazionalizzazione, che passa per la rinuncia non solo alla propria lingua, ma anche alla propria identità culturale e alla propria libertà di parlanti. Il confronto ha interessato anche le diverse visioni della formazione universitaria, nel confronto dialettico tra cultura scientifica e cultura umanistica, fino agli sbocchi professionali dei laureati in Italia. 

Al di là delle implicazioni a livello di politica linguistica – connesse alla rinuncia a una delle funzioni più importanti della lingua madre, quale la riflessione teorico-scientifica – escludere l’italiano da un uso pubblico socialmente e culturalmente rilevante vuol dire anche appiattire l’offerta formativa su un inglese troppo spesso mal padroneggiato. Significa inoltre approfondire il divario tra una minoranza anglofona e la stragrande maggioranza della popolazione, senza interrogarsi – come non ha mancato di rimarcare Tullio De Mauro – sui curricula scolastici che dovrebbero garantire competenze adeguate sia in italiano sia in inglese agli studenti in entrata.

Se l’esclusività appare a tutti penalizzante, i relatori sono concordi sulla necessità di valorizzare l’inglese nei corsi universitari superiori – anche alla luce della crescente diffusione di testi di studio e di ricerca scritti in questa “lingua veicolare” –, valutando attentamente vantaggi e svantaggi delle scelte alternative: dalla possibilità di mantenere corsi paralleli in italiano (difficilmente sostenibile a livello economico) all’opportunità di prevedere percentuali di insegnamenti in inglese accanto ad altri in italiano (che arricchirebbero anche la formazione degli studenti stranieri che si iscrivono a corsi di studio nel nostro paese).

Vale la pena ripetere le parole che – come ci ricorda Nicoletta Maraschio – proprio sul tema della lingua madre, il poeta Mario Luzi aveva pronunciato in un incontro del 2003, in occasione della sua nomina ad accademico della Crusca: «È di uso burocratico la locuzione di madre lingua. Eppure, che grandezza reale essa contiene. In verità il rapporto che noi abbiamo con la lingua è proprio quello: da madre a figlio, voglio dire, e reciprocamente. È la lingua nella quale siamo nati e cresciuti che modella in misura non certo esigua la nostra mente. […] Avere una lingua, ma anche essere avuti da lei. Il suo fondamento, il suo criterio organico di sviluppo non ti lasciano solo di fronte al paragone sempre nuovo con le cose, ti orientano, ti sostengono. La lingua è dentro di te, tu sei tra le sue braccia».

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Valeria della Valle

Insegna Linguistica italiana presso la Sapienza Università di Roma.

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Cristiana De Santis

Cristiana De Santis è ricercatrice di Linguistica italiana all'Università di Bologna (sede di Forlì).

Fabio Rossi

Fabio Rossi insegna Linguistica italiana all’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Uno sguardo sul caos. Analisi linguistica della Dolce vita con la trascrizione integrale dei dialoghi (Le Lettere, 2010), Telecinematic Discourse. Approaches to the Language of Films and Television Series (curato con R. Piazza e M. Bednarek, John Benjamins, 2011).

Pubblicazioni edite da Carocci

Lingua italiana e cinema
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Collana: Bussole 
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Fabio Ruggiano

Fabio Ruggiano è dottore di ricerca in Studi linguistici italiani, professore a contratto nell’Università di Messina e nella Virginia Commonwealth University di Richmond (VA). Oltre che di scrittura scolastica, si occupa di problemi di traduzione legati al teatro, dei meccanismi del comico e di lingua del diritto, con particolare riferimento alla Costituzione della Repubblica italiana.

Pietro Trifone

È professore ordinario di Storia della lingua italiana nell’Università di Roma “Tor Vergata”.

Pubblicazioni edite da Carocci

Storia linguistica di Roma
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Lingua e identità
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