La lingua amata

L’italiano è una lingua molto amata all’estero

Un’ indagine promossa dal ministero degli Esteri conferma il legame tra l’interesse per la lingua e quello per la cultura, ma gli stranieri studiano l’italiano anche per motivi pratici

L’italiano è ancora oggi una delle cinque lingue più studiate all’estero, dopo il dominante inglese, in gara più combattuta con il francese, lo spagnolo, il tedesco, e prima di una lingua in forte ascesa come il cinese. Dalla nostra indagine, promossa dal ministero degli Esteri nel 2010, risulta che l’italiano conquista il primo posto fra le terze lingue straniere più studiate nel mondo. Si tratta di un risultato confortante e addirittura sorprendente, considerato che secondo l’inchiesta analoga del 2000 l’italiano riusciva a prevalere solo nella classifica delle quarte.

Lo studio dell’italiano è promosso da una pluralità di cause, come si addice alla lingua di un paese che possiede diverse anime, coniugando a suo modo tradizione e modernità. Nell’esercizio di composizione che abbiamo chiesto di svolgere, una studentessa di Chicago scrive che persino il centro storico di Roma «sente moderno nonostante gli edifici antichi» (dove sente moderno è un calco di feels modern). All’altro capo del mondo, un suo collega di Pechino ribadisce: «Nella mia impressione, l’Italia è una delle più moderne città nel mondo e sia una città d’arte che una città stimolante, città di antiche origini» (ovviamente città sta per ‘paese, nazione’).

Ancora oggi la motivazione principale per apprendere l’italiano è il legame con una cultura che costituisce uno dei vertici della civiltà occidentale e calamita perciò le più disparate menti ed energie, dagli operatori turistici internazionali ai discendenti degli italiani emigrati all’estero. Se è vero che in America Latina le radici familiari non smettono di pesare sul piatto della bilancia, mentre in Africa assumono un ruolo di primo piano le prospettive occupazionali, è altrettanto vero che questi moventi e obiettivi più peculiari tendono comunque a essere accompagnati e sostenuti anche dagli interessi di tipo culturale e dalle richieste di formazione universitaria (queste ultime sono forti, per esempio, in Europa orientale).

Un aspetto non trascurabile della diffusione della nostra lingua all’estero è rappresentato dai canali non ufficiali attraverso cui gli stranieri apprendono un italiano magari imperfetto e lacunoso, ma tuttavia sufficiente per una comunicazione elementare. Soprattutto in certe aree, come la penisola balcanica e l’Africa magrebina, la domanda di italiano è fortissima. Si pensi alla capillare opera di italianizzazione linguistica svolta dalla nostra televisione in Albania, agli oltre 50.000 iscritti ai corsi di italiano nelle scuole della Tunisia, alle decine di migliaia persone che parlano la nostra lingua in Croazia. Se si consolidasse tale spinta, potremmo presto colmare l’imbarazzante assenza dell’italiano nelle caselle della lingua straniera scelta per prima. Al momento, l’italiano prevale tra le terze e quarte scelte, mentre è ancora timidamente rappresentato tra le seconde: la piazza d’onore è ottenuta in Argentina (Buenos Aires), Australia (Sydney), Austria (Innsbruck), Malta (La Valletta), Romania (Bucarest).

Forse proprio perché si manifesta un po’ disordinatamente, la vitalità dell’italiano viene spesso sottovalutata. Non si riflette abbastanza, per esempio, sulla ramificata diffusione che la nostra lingua ha grazie alla Chiesa cattolica. Anche gli ultimi due papi, rispettivamente un polacco e un tedesco, hanno scelto di usare abitualmente l’italiano nei loro discorsi pubblici. Non solo l’italiano è moneta corrente negli organi di stampa vaticani, come l“Osservatore romano”, ma rappresenta la lingua di mediazione tra parlanti in possesso di lingue diverse nelle università ecclesiastiche, nei seminari di formazione del clero, nelle missioni religiose presenti in tante parti del mondo.

È di fondamentale importanza che le istituzioni, così come avviene in altri paesi europei ed extraeuropei, accompagnino e sostengano la domanda di italiano che sale, dove più dove meno, da tutto il mondo, e individuino nel nostro immenso e multiforme patrimonio culturale un volano potentissimo in grado di stimolare e rilanciare l’economia in un periodo certamente non facile.

Claudio Giovanardi e Pietro Trifone

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Valeria della Valle

Insegna Linguistica italiana presso la Sapienza Università di Roma.

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Dizionari italiani: storia, tipi, struttura

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Le parole del lessico italiano
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Cristiana De Santis

Cristiana De Santis è ricercatrice di Linguistica italiana all'Università di Bologna (sede di Forlì).

Fabio Rossi

Fabio Rossi insegna Linguistica italiana all’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Uno sguardo sul caos. Analisi linguistica della Dolce vita con la trascrizione integrale dei dialoghi (Le Lettere, 2010), Telecinematic Discourse. Approaches to the Language of Films and Television Series (curato con R. Piazza e M. Bednarek, John Benjamins, 2011).

Pubblicazioni edite da Carocci

Lingua italiana e cinema
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pp.128, 11.00 Euro, ISBN: 9788843043347

Fabio Ruggiano

Fabio Ruggiano è dottore di ricerca in Studi linguistici italiani, professore a contratto nell’Università di Messina e nella Virginia Commonwealth University di Richmond (VA). Oltre che di scrittura scolastica, si occupa di problemi di traduzione legati al teatro, dei meccanismi del comico e di lingua del diritto, con particolare riferimento alla Costituzione della Repubblica italiana.

Pietro Trifone

È professore ordinario di Storia della lingua italiana nell’Università di Roma “Tor Vergata”.

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Storia linguistica di Roma
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Lingua e identità
Una storia sociale dell'italiano. Nuova edizione
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L’italiano nel mondo
Edizione: 2012
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pp.128, 11.00 Euro, ISBN: 9788843065264