Il commento all'articolo

La fede, oltre la virgola

A cura di Fabio Ruggiano 

Nella puntata dell’11 marzo scorso di Piazzapulita, il talk show in onda su La7, l’argomento trattato dagli ospiti era l’inizio del conclave e tutte le questioni che ruotano intorno alla Chiesa.

Uno dei titoli apparsi in alto sullo schermo come commento alla discussione in corso era: “La fede, oltre gli scandali”. Si tratta di un ottimo esempio giornalistico reale di uso della virgola testuale, cioè della virgola che separa due segmenti informativi. Chiariamo meglio: quando inseriamo una virgola tra due membri di un elenco, sfruttiamo la capacità di questo segno di separare piccoli pezzi di una frase. Chiamiamo questa capacità sintattica. Quando, invece, inseriamo la virgola tra due unità informative, usiamo la funzione testuale del segno, che ci apre tutta una serie di possibilità espressive anche molto sofisticate.

Nell’esempio preso qui ad esame, si noterà che non c’è alcuna ragione sintattica per spezzare la frase nominale in due parti. C’è, al contrario una possibilità espressiva: separare due unità informative. Così facendo si isolano due nuclei che acquisiscono forza  pragmatica autonoma al loro interno, pur rimanendo strettamente legati nello stesso periodo (diversamente da quanto sarebbe successo se al posto della virgola ci fosse stato un punto anomalo. La versione della frase senza virgola, “La fede oltre gli scandali” porrebbe il primo segmento, la fede, come dato e il secondo, oltre gli scandali, come nuovo. In tal modo, il primo segmento sarebbe inteso come meno rilevante del secondo, perché servirebbe solamente a introdurlo, e tutto il peso informativo della frase, la sua ragion d’essere, ricadrebbe sul secondo. Separando i due segmenti con la virgola, invece, tanto la fede quanto oltre gli scandali vengono intesi come nuovi, costringendo il lettore ad uno sforzo di decodificazione doppio, in sequenza.

Potremmo parafrasare il titolo così: ‘Stiamo parlando della fede e delle questioni che ruotano intorno a questo argomento, e lo facciamo senza dimenticare gli scandali di cui tutti noi abbiamo sentito parlare, ma allo stesso tempo senza fermarci solamente a questo tema’. Si noti che la virgola sottolineata nella parafrasi ha funzione testuale: separa due segmenti informativi della frase. Il divieto di inserire la virgola prima della congiunzione e, tanto caro alle maestre, deve essere contestualizzato: se ha ragion d’essere quando la virgola è sintattica (“Ho comprato le mele, e le pere”), non si applica con la virgola testuale, che è, invece, un’utile risorsa espressiva.

La virgola testuale è largamente usata nei titoli giornalistici, specie on-line, perché permette di risparmiare parole, quindi spazio. Vediamo solo un esempio, da repubblica.it: Conclave, via agli scrutini (tanto per rimanere in tema). Il senso è chiaro: ‘A proposito del conclave sappiate che sono iniziati gli scrutini’. La frase senza virgola sarebbe chiaramente inaccettabile, mentre così costruita permette di isolare da una parte il tema, caricandolo di forza informativa, dall’altra il rema, con tutto il suo rilievo di elemento nuovo.

 

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Valeria della Valle

Insegna Linguistica italiana presso la Sapienza Università di Roma.

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Cristiana De Santis

Cristiana De Santis è ricercatrice di Linguistica italiana all'Università di Bologna (sede di Forlì).

Fabio Rossi

Fabio Rossi insegna Linguistica italiana all’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Uno sguardo sul caos. Analisi linguistica della Dolce vita con la trascrizione integrale dei dialoghi (Le Lettere, 2010), Telecinematic Discourse. Approaches to the Language of Films and Television Series (curato con R. Piazza e M. Bednarek, John Benjamins, 2011).

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Lingua italiana e cinema
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Fabio Ruggiano

Fabio Ruggiano è dottore di ricerca in Studi linguistici italiani, professore a contratto nell’Università di Messina e nella Virginia Commonwealth University di Richmond (VA). Oltre che di scrittura scolastica, si occupa di problemi di traduzione legati al teatro, dei meccanismi del comico e di lingua del diritto, con particolare riferimento alla Costituzione della Repubblica italiana.

Pietro Trifone

È professore ordinario di Storia della lingua italiana nell’Università di Roma “Tor Vergata”.

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Storia linguistica di Roma
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L’italiano nel mondo
Edizione: 2012
Collana: Bussole (457)
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Sintassi nominale

Insieme di strutture linguistiche costruite senza fare uso di verbi di modo finito. Più usuale nella lingua scritta che in quella parlata, consente di condensare l’informazione, espandendo un nucleo proposizionale mediante l’aggiunta di  sintagmi, laddove invece la sintassi verbale risulta più dispersa, anche se più rapidamente decodificabile, proprio perché richiede tempi di “scompattamento” meno lunghi. La s. n. è il terreno privilegiato dell’italiano giornalistico e di gran parte dei testi scientifici.

Pragmatica

Branca della linguistica, detta anche linguistica pragmatica o pragmalinguistica, che studia il rapporto tra le produzioni linguistiche, il loro contesto e gli attori. Secondo taluni, rientrerebbe nella p. anche la linguistica testuale, che studia le caratteristiche fondamentali dei testi e dei loro raggruppamenti (tipologia testuale). Più specificamente, la p. studia la capacità delle produzioni linguistiche di operare dei cambiamenti sulla realtà. Per questo la p. considera gli enunciati come atti linguistici, dotati di una forza illocutiva (che scaturisce dal valore illocutivo, cioè la capacità di veicolare una intenzione), e di una forza perlocutiva (legata al valore perlocutivo, cioè la capacità di generare delle reazioni nella realtà). La p. studia anche il dinamismo informativo della lingua, che guida la strutturazione degli enunciati e dei testi secondo l’alternanza di dato e nuovo. In particolare, il punto di vista pragmatico è in grado di spiegare i fenomeni di sintassi marcata, che non ricevono un’adeguata descrizione dal modello sintattico tradizionale. 

Punto anomalo

È così detto il punto fermo che interrompe la sequenza sintattica in una posizione sorprendente, o tra due proposizioni che normalmente sarebbero coordinate o subordinate all’interno dello stesso periodo, o all’interno di sintagmi di qualunque tipo. L’uso di questo strumento provoca l’interruzione dell’unità frasale mentale. Esso trova il suo ambiente di utilizzazione perfetto nella stampa, soprattutto nella titolazione, nella quale è favorito dall’esigenza di proporre al lettore frettoloso una sintassi agile e imprevedibile. Vista la marcatezza del fenomeno, il p. a. assume spesso una valenza stilistica individuale. 

Dato

La parte dell’enunciato che veicola un’informazione già nota o presentata come nota. Nel processo comunicativo dell’informazione è l’unità che crea la base su cui si inserisce il nuovo. In una comunicazione, quanto è nuovo nell’enunciato precedente diventa d. nell’enunciato successivo: «Anna [dato] ha una macchina nuova [nuovo]. Gliel’[dato] ha regalata suo padre [nuovo]». Per comodità, consideriamo il d. equivalente al tema e al topic, anche se gli ultimi due rappresentano oggetti di analisi diverse. 

Nuovo

Detto anche rema, comment, focus. Nel dinamismo informativo la parte opposta e complementare al dato. Rappresenta l’informazione che non è stata precedentemente introdotta nel discorso, o che l’emittente non considera presente nell’orizzonte concettuale del discorso. Senza il n. qualsiasi comunicazione risulta informativamente inutile. 

Tema

Dato.

Rema

Nuovo.